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La situazione di produttori di vergella e trafilerie, il punto con Caleotto


Pubblicata il: - 19/12/2017 Autore: Scaccabarozzi, Ed. Staff
La situazione di produttori di vergella e trafilerie, il punto con Caleotto

Di recente, abbiamo abbiamo avuto l'opportunità di intervistare Alberto Lombardi, responsabile commerciale presso il laminatoio del Caleotto. Si è trattato di un'occasione interessante per far luce sull'attuale momento vissuto da produttori di vergella e trafilerie, con l'opinione di un protagonista del settore.

Da un recente convegno sulle trafilerie, tenutosi alla Camera di Commercio di Lecco, è emerso che, nell'intera filiera italiana, chi se la passa peggio sono i produttori di vergella (-7,1% - 2016/2015). Qual’è il punto di vista di Caleotto?

In ottica generale non possiamo far altro che confermare quanto riportato; nel 2016 abbiamo operato in un mercato particolare dettato da movimenti molto repentini delle materie prime e da dinamiche internazionali complesse che si sono inevitabilmente ripercossi sull’andamento delle quotazioni e dei margini. Venendo alla nostra realtà dobbiamo chiaramente considerare che, avendo cominciato l’attività industriale a giugno del 2015, per Caleotto il 2016 ha rappresentato l’effettivo primo anno completo di attività su mercati che non sono mai stati tradizionali per lo storico stabilimento di Lecco. Bulloneria, stampaggio, alto carbonio, che sono oggi tra i settori di riferimento per Caleotto, sono stati storicamente molto marginali per questo stabilimento e per tale motivo, in un mercato già complicato per tutte le dinamiche sopra riportate, abbiamo pagato nel corso del 2016 tutti gli oneri derivanti dall’avvio di una start-up, perché di questo si parla. Alla luce dei fatti Caleotto non si è quindi inserita nel mercato in un momento semplice ed i risultati di bilancio per l’anno 2016 lo dimostrano ma, allo stesso tempo, gli investimenti di prossima realizzazione confermano la volontà degli azionisti di proseguire sulla strada intrapresa, innalzando l’attuale livello tecnologico degli impianti per poter operare sul mercato nazionale ed internazionale in condizioni di maggior competitività.

Dalla vostra posizione privilegiata, qual è la vostra opinione sul mercato delle trafilerie?

Ripercorrendo la filiera e dalle analisi effettuate nella medesima conferenza sopracitata è emerso che, tra chi “sta peggio”, subito dopo i produttori di vergella ci sono proprio le trafilerie. Questo dato di fatto rende Caleotto e le trafilerie alleati nell’affrontare un mercato a valle sempre più complicato, dinamico ed esigente; in quest’ottica poter essere logisticamente posizionati nel centro dell’importante piazza lecchese rafforza il legame tra le parti trasformando talvolta il normale rapporto “cliente-fornitore” in una vera e propria partnership di lungo periodo. In situazioni di mercato così particolari, abbiamo però constatato nel corso di questi mesi come le trafilerie si trovino spesso in mezzo tra i produttori, costretti ad imporre aumenti (per componenti di costo in continua crescita, rottame, elettrodi, refrattari e condizioni di mercato in continua evoluzione) ed i clienti a valle che non sono in grado di recepire nella loro interezza tali aumenti da un mese con l’altro; questo ha come conseguenza una naturale riduzione delle marginalità che ben è palesata nelle analisi elaborate dal Centro Studi Siderweb presentate durante l'evento.

Quanto ha inciso ultimamente l’oscillazione dei prezzi delle materie prime sulla vostra attività? Cosa pensate succederà nel prossimo futuro?

L’oscillazione dei prezzi delle materie prime (nel caso di Caleotto parliamo principalmente di rottame) incide chiaramente in modo pesante e preponderante nelle variabili di costo interne. Focalizzerei invece l’attenzione su quelle che sono le “nuove” componenti costo o meglio, variabili che ci sono sempre state ma che oggi hanno un peso specifico molto maggiore rispetto a quello che avevano fino a pochi mesi fa. Parliamo dell’energia, che in modo ciclico ed in funzione di dinamiche internazionali più o meno prevedibili incide in misura variabile sui costi vivi di produzione e trasformazione, ma parliamo più nello specifico degli ormai “famosi” elettrodi e materiali refrattari che, se fino a qualche mese fa incidevano di qualche euro a tonnellata, oggi contano invece qualche decina di euro a tonnellata avvicinandosi a valori compresi tra i 30 ed i 40€/ton. Per il prossimo futuro, presupponendo il perdurare di questa situazione per lo meno per buona parte del prossimo anno, dovremo fare i conti anche con una probabile continua crescita del rottame a livello internazionale che, unitamente ad una domanda di acciaio molto sostenuta ed all’assenza di buona parte della produzione cinese, contribuirà a mantenere un certo grado di tensione sul mercato.

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