Competitività Italia-Germania a confronto. Presentato lo studio Acimaf
Si è svolto il 30 ottobre scorso nel prestigioso scenario del labirinto della Masone creato da Franco Maria Ricci a Fontanellato, Parma, il convegno dell’ACIMAF, l'associazione italiana costruttori macchine per filo.
L’evento, moderato da Paolo Bricco, giornalista del Sole 24Ore, era incentrato sulla presentazione degli esiti di un importante studio commissionato da Acimaf alla European House Ambrosetti avente come tema la competitività del sistema Paese Italia, a confronto con il vicino tedesco.
Quali sono realmente le differenze tra fare impresa in Italia e fare impresa nel paese dei nostri principali concorrenti, la Germania?
“Dallo studio è emerso un quadro interessante,” dichiara l'Ing. Ferruccio Bellina, presidente Acimaf, “fatto in parte di condizioni che si conoscevano, ma anche di condizioni di cui non avevamo piena contezza.” Per dare un esempio, molto indicativo, è emersa una notevole difformità tra gli obblighi informativi imposti alle aziende italiane, che sono tenute a depositare i propri dati di bilancio e dunque a rendere trasparente la propria posizione finanziaria, e quanto accade in altri Paesi come la Germania e la Francia, dove l'adempimento anche laddove obbligatorio può essere bypassato pagando una multa di importo irrisorio – e questo è sicuramente un elemento di svantaggio competitivo per le industrie italiane.
Difficile “difendere” un Paese che si posiziona al 56° posto su 189 per facilità di fare business. Il gap di competitività c'è. Le performance del sistema giustizia sono modeste, c'è un problema formativo, con meno di un quinto della forza lavoro che ha un diploma di laurea, ma manca soprattutto una chiara visione di sistema: nonostante l'Italia sia seconda su scala europea se si considera la creazione di valore aggiunto nel manifatturiero, noi a differenza dei tedeschi ci crediamo - e lo comunichiamo - poco. Dove bisognerebbe migliorare: oltre a richiedere con forza a livello europeo un'uniformazione degli obblighi di trasparenza finanziaria, occorrerebbe fare massa critica nell'export, e mettere in campo strumenti per superare il nostro svantaggio dimensionale – in campo internazionale spesso le dimensioni medio-piccole delle nostre aziende ci penalizzano; agire con interventi pubblici per supportare il credito alle esportazioni, e gli investimenti in ricerca e sviluppo; ma anche potenziare il nostro apparato fieristico e attivare campagne comunicative per sostenere la nostra meccanica, un settore che pur con le sue sofferenze è stato strategico per uscire dalla crisi ed è vitale per dare prospettive future alla penisola.
Presente al convegno anche Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica: “Oggi i cambiamenti avvengono a ritmi acceleratissimi. È una trasformazione che ha un impatto violento sul mestiere dell'imprenditore.” L'unica risposta è l'innovazione, un'innovazione che deve toccare l'azienda a 360°. Nelle sue parole, la digitalizzazione dell'intero processo produttivo è diventata una necessità inderogabile, ed entrare nell'era dell'Industria 4.0 è la prima chiave di volta per aumentare la nostra competitività.
Completano gli interventi al convegno Pierluigi Viti di SACE, gruppo assicurativo-finanziario attivo nell’export credit, che ha illustrato gli strumenti che l'ente mette a disposizione a supporto degli associati Acimaf, mentre Caterina Marchionne di ICE ha spiegato l'attività ed i programmi dell'Istituto per il Commercio Estero a sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese.
Per avere un'idea più approfondita della giornata, vi invitiamo a scaricare gli atti del convegno a questo link e visionare il nostro video.
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