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È vero che l’industria meccatronica uccide?

È vero che l’industria meccatronica uccide?

Fontanellato (Parma) – Convegno ACIMAF, Ottobre 2018.
Durante un’interessante mattinata ricca di interventi, uno in particolare ha raccolto il consenso della platea. Giulio Properzi (President & C.E.O. Continuus-Properzi S.p.A., nonché detentore di diverse soluzioni brevettate dell'industria dei metalli) ha preso la parola per parlare di sicurezza sul lavoro, un argomento molto delicato e che troppo spesso occupa le prime pagine dei media nazionali dipingendo l’industria manifatturiera come una trappola mortale.

Punto di partenza proprio l'analisi di queste prime pagine di quotidiani, siti e periodici, frequentemente arricchite di titoli altisonanti, dichiarazioni politiche di facciata e vignette macabre, che finiscono purtroppo per dare un messaggio distorto e fuorviante all’opinione pubblica; un messaggio che non è in favore della sicurezza sul lavoro ma che è anche e soprattutto denigratorio nei confronti delle imprese e degli imprenditori.

Analizzando i dati alla fonte è più chiaro il perché delle perplessità dell'Ing. Properzi nei confronti dei media e del loro modo di trattare l’argomento. L’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) rilascia ogni anno sul proprio sito dati pubblici di tipo statistico, descrittivi dei fenomeni che gestisce, fra cui quelli riguardanti gli infortuni sul lavoro.

Prendendo in esame solo quelli inerenti agli incidenti di tipo mortale nell’anno 2017 scopriamo essere accadute 1.112 fatalità, circa tre al giorno. Troppe ovviamente.
Se vogliamo risalire solo ai casi nell'Industria e nei Servizi, a questo numero dobbiamo sottrarre i 152 casi del settore agricolo e i 34 avvenuti “per conto dello Stato” (polizia, esercito, ecc.), attività pericolose che rarissimamente vengono citate dai media quando si parla di sicurezza sul lavoro.
Dei 926 decessi rimasti ben 266 (un’enormità!) avvengono in itinere, ovvero durante il tragitto per andare o tornare dal lavoro – dunque non sono morti sul luogo di lavoro, almeno nel senso stretto del termine. Ne restano 660: di questi, 193 sono relativi al lavoro sulla strada, che si conferma un ambiente molto pericoloso, e 115 che riguardano il campo edilizio.
Rimaniamo dunque con 352 fatalità sotto la voce “Industria e Servizi”: da tre incidenti mortali al giorno ad uno – sempre tanti, ma c'è una notevole differenza.

Se poi si vanno ad esaminare nel dettaglio le singole attività si scopre che del totale annuo (660, che comprende anche i casi “on the road) solo 113 casi riguardano le attività manifatturiere come la fabbricazione di prodotti di metallo, la produzione di macchinari e attrezzature... Insomma in fabbrica si possono stimare circa 60-65 decessi l'anno.

Ovviamente che si parli di 352 morti, di 113 o 65, una persona deceduta non può essere mai considerata solo un numero. Il problema è un altro: capire il reale indice di pericolosità di un'attività. L'Ing. Properzi ha messo a confronto tre settori: Industria e Servizi, Costruzioni e Agricoltura.
Facendo una semplice divisione si evince che nell'Industria e nei Servizi i casi di mortalità ogni 100mila addetti sono 2,6 contro i 18,2 dell'agricoltura.

Se si considerano i 266 decessi in itinere visti in precedenza, si può calcolare che un’ora sul posto di lavoro risulta 5 volte più sicura di un’ora in strada.
Addirittura anche le vacanze a volte uccidono più del lavoro! Ad esempio, ogni anno si stimano circa 200 annegamenti e nel solo mese di agosto gli italiani in vacanza hanno subito 150 perdite mortali durante attività ludiche.

Concludendo con le parole del signor Properzi: “Come curiamo la sicurezza dei nostri figli o nipoti, non dobbiamo perdere l’attenzione per la sicurezza dei lavoratori; ma congratuliamoci anche per i risultati raggiunti. Oltre a creare sempre più sicurezza, respingiamo ad alta voce la macchina del fango che dipinge il lavoro moderno come pericoloso e ne addebita la responsabilità agli imprenditori. Diciamo ai giovani alto e forte: venite con noi e sarete sicuri... o almeno più sicuri che in altre attività”.

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martedì 20 novembre 2018