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Macchine per viteria

Lettera aperta di Gilberto Corti

Lettera aperta di Gilberto Corti

Non ho intenzione di parlare di mercato, di investimenti e ricerche, non ho intenzione di parlare della mia azienda, voglio solo dire che noi imprenditori siamo stati bravi e forse lo saremo ancora. Ricordo e leggo sempre quello che scrisse Luigi Einaudi, che per me è stato uno dei primi veri politici ed uno degli ultimi della nostra Nazione. Sull'economia scrisse: "Chi cerca rimedi economici a problemi economici è su falsa strada, la quale non può condurre se non al precipizio. Il problema economico è l'aspetto e la conseguenza di un più ampio problema spirituale e morale”. E poi, sempre dalla penna di Einaudi, una meritata lusinga al sistema imprenditoriale italiano: “…migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente con altri impieghi.”   Ridico che comunque siamo stati bravi; pensate che l'Italia è nei G8 nonostante il lavoro sommerso, nonostante l'alto fatturato sommerso della mafia o delinquenza organizzata, nonostante la pressione fiscale più alta dei paesi industrializzati, e soprattutto nonostante i politici che abbiamo (le malefatte dei nostri politici ormai sono riportate quotidianamente dalle riviste di informazione). Per questo mi permetto di iniziare un dibattito sul sistema del lavoro che secondo me va ristrutturato completamente e radicalmente: continuiamo a crearci problemi sull'articolo 18, che certamente oggi serve solo a mantenere posti nel mondo sindacale più che a salvaguardare i posti di lavoro dipendente.
Il sistema della crescita e dell'occupazione attuale è alla deriva. La colpa è solo di uno stato ingordo, gestito da incompetenti che sanno solo creare tassazioni eccessive in quanto non sono capaci di porre rimedi alternativi. La tassazione eccessiva ha messo in difficoltà molte aziende che per sopravvivere hanno preferito chiudere i battenti e spostarsi all'estero dove la pressione fiscale ed il costo della mano d'opera sono inferiori.   Attenti comunque. L'incidenza maggiore sui costi produttivi non è data dal costo della manodopera: le nostre maestranze percepiscono una paga inferiore ai loro meriti; ci vorrebbero ben altre paghe base rispetto a quelle attualmente percepite, ma la tassazione e tutti i gabelli fiscali relativi compromettono un dignitoso compenso.   Per ristrutturare il lavoro e renderlo più dinamico e competitivo dovremmo abolire il posto fisso, il posto con contratti a scadenza, dovremmo abolire completamente il posto di lavoro così come è concepito oggi. Ogni dipendente dovrebbe avere una partita iva, e con le sue capacità mettersi sul mercato, e con la sua dignità crescere e maturare la propria esperienza e soprattutto entrare nella cerchia delle persone che imprendono, mettendo in gioco loro stessi prima di ogni altra cosa, senza nascondersi dietro il paravento dell'assunzione.   È un cambiamento di sistema che dovrà essere fatto gradualmente, bisognerà porre le basi per creare le condizioni culturali ad una svolta del genere, ma bisogna iniziare. Per far questo non ci vogliono leggi particolari, basta che gli imprenditori inizino ad avere collaborazioni con persone che abbiano una partita iva che prestino la propria opera. Basta che le associazioni comprendano e si impegnino a sostenere questo sistema di mercato del lavoro, e collaborino con il mondo imprenditoriale alla formazione. Le scuole, ad esempio si avvarrebbero di insegnanti con partita iva, e negli enti pubblici ci si potrà servire di collaboratori lo stretto necessario alle proprie esigenze.  Il sistema attuale mi ricorda il cane che cerca di mordersi la coda, ha la volontà di fare qualcosa ma non raggiungerà mai l'obiettivo di diminuire i costi reali. Nelle scuole si potrebbero inserire dei professionisti che sono a diretto contatto con il mondo imprenditoriale e quindi a conoscenza delle sue problematiche, niente di nuovo! Un tempo le scuole professionali e di avviamento al lavoro avevano una nutrita schiera di questi docenti, che avevano il pregio di trasmettere le loro conoscenze ed esperienze lavorative direttamente agli studenti, senza i se ed i forse che il sistema attuale prospetta. Parliamoci chiaro, se uno non ha mai provato a fare determinate cose, vuol dire che non sa fino a che punto la teoria paga la pratica.   Il libero mercato, per essere veramente libero deve muoversi con etica, rispettando valori come la responsabilità individuale e soprattutto l'imprenditorialità. Più imprenditori saremo più avremo serietà, ed anche consumo. Io da parte mia ho iniziato ad adottare questa filosofia per assolvere all'aumento delle ordinazioni che ho ricevuto negli ultimi due anni. Ho chiesto ed ottenuto la collaborazione di tre figure con partita iva, professionalmente preparate che hanno dato sei mani.   Con questo finale colgo l'occasione per salutare tutti, chiedendo di meditare sulla mia proposta e comunque di farne un argomento di discussione; è una strada differente da quella attuale ma quella attuale per me è scaduta, è roba da Medioevo.   Gilberto Corti Per replicare o partecipare alla discussione scrivere a [email protected]

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martedì 12 giugno 2012
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