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Co2, aumenta incertezza tra operatori.
domenica 20 febbraio 2011

Co2, aumenta incertezza tra operatori.

Dow Jones AcciaioReport.
Co2, aumenta incertezza tra operatori.

Milano, 21 febbraio 2011 (Dow Jones) --Si continua a respirare un´aria di incertezza sul mercato europeo delle emissioni (EUA, European Union Allowance). Il furto di 3,3 milioni di tonnellate di certificati commesso da presunti hacker rumeni su 5 registri nazionali nell´arco degli ultimi 3 mesi ha costretto l´Unione Europea a interrompere lo scorso 19 gennaio le transazioni sul mercato spot determinando anche una pesante riduzione dei volumi sul mercato dei future. L´effetto sul sentiment degli operatori e´ stato profondo: “sebbene il mercato spot abbia ripreso a funzionare, solo sette registri nazionali sono stati riaperti con volumi molto bassi. Credo incida la paura di ritrovarsi in portafoglio certificati illegali”, spiega ad Acciaio Report un trader. Ad acuire l´incertezza giunge il fatto che al 30 di aprile le aziende che operano nel regime ETS dovranno rendere note l´eventuale surplus/deficit di certificati in relazione all´allocazione 2010. “Sicuramente – spiega un produttore di acciaio – si percepisce il timore di comprare certificati illegali. Se per esempio si abbia un surplus di emissioni da poter eventualmente monetizzare sul mercato, la due diligence da parte delle banche d´affari sarebbe particolarmente ferrea proprio per assicurarsi l´effettiva provenienza dei certificati messi in vendita. Per contro, chi deve invece comprare emissioni si trova in grande difficolta´. Chi gli garantisce che non acquistera´ certificati rubati? Oppure che se li acquistera´ verrebbe tutelato?”. Gli interrogativi del manager sono condivisi nel settore. “Il mercato delle emissioni e´ un mercato che ha potenzialita´ – spiega un secondo produttore di acciaio – ma e´ancora ben lontano dall´essere un mercato vero e proprio. Siamo ancora troppo vulnerabili a decisioni improvvise da parte della Commissione Europea”. Su questo fronte pero´ Bruxelles sta cercando di rasserenare gli animi: “i certificati che risulteranno rubati potranno ancora essere utilizzati nel sistema ETS – ha spiegato recentemente un portavoce comunitario – questo genere di certificati rimane infatti legalmente valido”.

La Commissione Europea inoltre ha aggiunto il funzionario, non pubblichera´ una lista ufficiale dei certificati rubati nonostante le pressioni in tal senso mosse dalle banche e dai trader. “Approvo questa decisione in quanto non punisce ingiustamente chi ha involontariamente acquistato certificati rubati”, spiega Rutger de Witt Wijnen, partner dello studio legale De Brauw Blackstone Westbroek NV – autorita´ di polizia, banche e altri intermediari potrebbero pero´ al tempo stesso essere informati del numero seriale che in questo caso verrebbe utilizzato per scovare i ladri e non chi ha agito in buona fede. Pubblicare apertamente il numero equivale a bloccare le transazioni”. Se pero´ con una mano Bruxelles “da´”, con l´altra mano sembra intenzionata a togliere. Stando a indiscrezioni, entro il 2020 il taglio delle emissioni di CO2 da parte dell'Ue dovrebbe essere del 25%, e non del 20%, come affermano i piani approvati finora, con l´obiettivo di rimuovere dal mercato tra le 500 e gli 800 milioni di tonnellate. Il piano partirebbe dal 2013 in concomitanza con l´avvento della cosiddetta “Fase 3”, a partire dalla quale dal sistema delle allocazioni si passera´ a quello ad asta. Lo si legge in un documento che traccia una roadmap della strategia europea in questo campo che dovrebbe essere pubblicato nelle prossime settimane, ma le cui bozze sono state rese note da diversi siti.

Nel piano, sotto forma di una comunicazione da parte della Commissione al parlamento e a tutti gli altri soggetti coinvolti, si spiega che il maggior contributo verra' prevalentemente da un aumento dell'efficienza energetica. ''L'analisi - si legge - mostra che il cammino piu' efficiente verso la riduzione delle emissioni necessaria al 2050 richiede un abbassamento del 25% della CO2 nel 2020. Questo puo' essere ottenuto se si riuscira' a mantenere l'impegno di un aumento dell'efficienza energetica del 20% entro fine decennio''. Attualmente i piani di Bruxelles prevedono entro i prossimi 9 anni una riduzione del 20% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990, giudicata troppo bassa dalle organizzazioni ambientaliste, anche se la Commissione ipotizza la possibilita' di arrivare al 30% se altri grandi inquinatori si impegneranno a fare lo stesso. Il piano tracciato dal documento prevede che la riduzione sia del 40% al 2030, del 60% al 2040 fino ad arrivare all'80% entro il 2050.

Secondo alcuni analisti l´indicazione di Bruxelles di tagliare dal 20% al 25% il cap sulle emissioni si tradurra´ in una riduzione del numero dei certificati messi dall´asta dal 2013: tra i 500 e gli 800 milioni. Una cifra, questa, pari, stando a Bruxelles, al surplus di certificati che il settore industriale operante nel sistema ETS avrebbe accumulare a causa della crisi economica. I crediti sono infatti bancabili tra la Fase 2 e la Fase 3 e dunque Bruxelles teme di ritrovarsi in una situazione simile a quella della Fase 1 che si rivelo´ inefficace per l´oversupply di certificati che si era formata sul mercato. trasferibili dalla Fase 2 alla Fase 3. “A mio avviso nessuno dei 27 paesi membri approvera´ un piano cosi´ ambizioso – spiega un trader - ci sono troppi settori industriali da proteggere. Al tempo stesso pero´ la Commissione Europea deve fare il possibile per evitare che il prezzo dei certificati crolli. Il rischio e´ quello di non incentivare lo sviluppo di tecnologie alternative”. L´aspetto interessante e´ che in altri tempi rumor di riduzione dell´offerta di certificati avrebbero provocato il forte rialzo dei prezzi. Mentre oggi non stanno sortendo grandi effetti: il future con scadenza marzo 2011 rimane intorno alle 14,40 euro la tonnellata. Che cosa dovra´ invenrtarsi Bruxelles per far salire i prezzi? Che il sentiment non sia spiccatamente rialzista lo conferma anche la societa´ di rilevazione Point Carbon. La quale, accodandosi a Societe Generale, ha tagliato per quest´anno le stime a 18 euro la tonnellata (-18% rispetto alla stima precedente) e quelle per il 2012 a 22 euro (-14%). Secondo gli analisti il taglio delle stime trova spiegazione sia nelle previsioni di un mantenimento di bassa marginalita´ da parte dei produttori elettrici (che sta sta rallentando le loro operazioni di hedging) sia nell´aumento dell´offerta dei cosiddetti NER nel sistema ETS. NER è l'acronimo di New Entrants Reserve e sta ad indicare quote di emissione grazie alla quale saranno finanziati i progetti nel settore delle fonti rinnovabili e del “carbon capture and storage”.

Gianclaudio Torlizzi
Dow Jones
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