Coils a caldo: produttori chiedono incrementi del 20-25% per consegne secondo trimestre.
Osservatorio materie prime.
Coils a caldo: produttori chiedono incrementi del 20-25% per consegne secondo trimestre.
Maremoto in Giappone rischia però di spingere i prezzi del minerale di ferro a 150 dollari la tonnellata nel breve termine. Il mese di marzo non si è aperto nel migliore dei modi per i direttori acquisti. Fonti di mercato riportano ad Insider Acciaio come i produttori siderurgici stiano chiedendo in queste settimane ai propri clienti rincari del prezzo del laminato a caldo del 20-25% per le consegne nel secondo trimestre dell’anno sulla scorta dell’incremento del prezzo del minerale di ferro e carbon coke. Tuttavia la prevista interruzione della produzione siderurgica da parte delle principali acciaierie nipponiche potrebbe spingere il prezzo del minerale di ferro intorno ai 150 dollari la tonnellata nel breve termine.
La ragione dei rincari, spiegano dunque i produttori, deve ricercarsi nell’aumento del costo del minerale di ferro i cui prezzi trimestrali di fornitura in vigore dall’inizio di marzo segnano un aumento del 18,9% (178,21 dollari la tonnellata, media dicembre-gennaio-febbraio, indice TSI Fe 62% CFR China) rispetto alla media settembre-ottobre-novembre di 149,88 dollari la tonnellata valida per le forniture nel primo trimestre 2011.
A contribuire al rincaro della materia prima è intervenuto anche il rialzo del coking coal. I cui contratti di fornitura per il periodo aprile giugno 2011 ruoterebbe attorno ai 330 dollari la tonnellata dai 220 dollari la tonnellata del trimestre precedente (+50%). Il rincaro chiesto dai produttori viene però giudicato eccessivo dal mercato. Tanto che, dopo aver toccato un picco di 650 euro la tonnellata, nel corso delle ultime settimane il prezzo del coils a caldo ha ceduto circa 25 euro la tonnellata.
In effetti, la ritrosia dei buyer è giustificata. Tenendo infatti conto che per produrre 1 tonnellata di HRC sono necessarie 1,6 tons di minerale di ferro e 0,6 tonnellate di coking coal, gli incrementi trimestrali dei prezzi delle forniture dal mese di novembre dovrebbero ammontare a circa 100 dollari la tonnellata (45 + 54) contro i 200 euro la tonnellata richiesti in più dai siderurgici rispetto al mese di novembre quando il prezzo dell’HRC scambiava a 450 euro la tonnellata e il rapporto euro/dollaro era più basso. A incentivare la strategia di “wait and see” dei buyer interviene il buon livello di scorte presente oggi nei magazzini che può permettere una qualche riflessione in più.
Alla base della cautela vi sono naturalmente i segnali discordanti che giungono dal mercato cinese il cui mercato spot (ma anche il contratto future sul tondo per cemento armato) sta mostrando da due settimane segnali di calo. A quanto apprendiamo, nei giorni scorsi alcune acciaierie cinesi, tra cui Rizhao Iron & Steel, Bayi Iron & Steel, Anyang Iron & Steel, Jiuquan Iron & Steel and Xinyu Iron & Steel hanno tagliato tra le 50 e i 200 yuan la tonnellata i prezzi del coils a caldo con consegna a metà marzo in controtendenza rispetto a quanto varato da Baosteel. Malgrado il taglio dei prezzi, tuttavia, la produzione rimane su ritmi elevati sull’onda dei buoni profitti registrati dai produttori, come ha dimostrato il dato sull’output dell’ultima decade di febbraio (+ 6% rispetto alla seconda decade pari a 1,91 milioni di tonnellate). Complessivamente nel mese di febbraio la produzione siderurgica cinese ha segnato un rialzo del 7% rispetto a quella di gennaio a 51 milioni di tonnellate.
In un’ottica di breve termine ci aspettiamo che l’incertezza continui a farsi sentire sul mercato sull’onda dei timori relativi a nuove strette monetarie da parte della banca centrale al fine di stemperare pressioni inflazionistiche. Un contesto di domanda in indebolimento unita alla tenuta della produzione potrà infatti tradursi in un rialzo delle scorte e dunque in prezzi in calo. Stando ala CISA, le scorte di acciaio sono salite alla fine di febbraio a 8,94 milioni di tonnellate in rialzo del 15% rispetto alla fine di gennaio.
A nostro avviso a contribuire nel breve termine a spingere i prezzi del minerale di ferro al ribasso potrebbero giungere gli effetti del maremoto che ha investito il Giappone. Fonti di mercato ci riportano che 5 dei principali produttori siderurgici giapponesi (Nippon Steel, Muroran, Kimitsu, JFE Holdings e Sumitomo Metal) hanno arrestato la produzione in alcuni dei loro impianti per almeno 6 mesi. Cosa che potebbe provocare una riduzione della domanda di minerale di ferro seaborne di circa 22,2 milioni di tonnellate. Con queste premesse riteniamo che il prezzo del minerale di ferro, che già nelle ultime settimane ha assistito a una correzione del prezzo da 191 dollari la tonnellata a 167 dollari la tonnellata sul mercato spot possa toccare i 150 dollari la tonnellata per poi tornare a salire in ragione della strutturale undersupply e della ripresa della domanda di acciaio necessario per la ricostruzione nel paese del Sol Levante.
Gianclaudio Torlizzi
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