Crescita debole e diseguale tra diverse aree geografiche
Crescita debole e diseguale tra diverse aree geografiche
Le indicazioni giunte in quest’ultima settimana rafforzano la sensazione che l’economia globale si stia avviando verso una fase di crescita debole (e diseguale tra le differenti aree geografiche) ma non di ricaduta. Sono tutti positivi gli indici macroeconomici di questi ultimi sette giorni, anche se, quasi sempre, mostrano un passo più lento rispetto al trend degli ultimi mesi: lunedì scorso le immatricolazioni di auto nel Regno Unito – a giugno - hanno mostrato un progresso su base annua pari al 10,8%, ma era al 13,5% il mese prima, martedì la fiducia dei consumatori statunitensi si è attestata su un valore di 53,8 (e ricordiamo che al di sopra di 50 questo indicatore preannuncia espansione economica) ed era 55,4 a maggio, in Italia il dato di maggio della produzione industriale ha mostrato un progresso del 7,3% contro il 7,8% di aprile, quindi sono aumentate, leggermente, le scorte all’ingrosso negli Stati Uniti - a maggio 0,5% verso lo 0,4% di aprile - a sottolineare un probabile, sensibile, rallentamento delle vendite. Per contro non sono mancate alcune notizie incoraggianti, in particolare riferite al mercato del lavoro statunitense che ha visto scendere le richieste di sussidi di disoccupazione a 454.000 rispetto alle 475.000 di una settimana prima. Ma, in realtà, sono proprio le indicazioni provenienti dal mercato del lavoro a far prevedere un lungo periodo di crescita contenuta, la ripresa economica in atto non riesce infatti a produrre occupazione ad un ritmo sufficiente ad autoalimentarsi e non spinge, di conseguenza, i consumi.
Oltretutto entro poche settimane termineranno definitivamente i sussidi di disoccupazione assegnati alle prime vittime di questa crisi (il sussidio può durare un massimo di 99 settimane) e stanno portando a termine il loro lavoro anche le migliaia di lavoratori a tempo determinato che hanno eseguito il censimento USA nel 2010. In Europa la situazione non è molto diversa e quasi tutti i Paesi devono fare i conti con oltre il 10% della popolazione attiva in cerca di occupazione. Sono ancora i Paesi Emergenti (ed in particolare la Cina) il vero motore del Mondo globalizzato con Germania e Stati Uniti, tra gli sviluppati, meglio posizionati per approfittarne.
