Dow Jones Weekly Metal Report/7 giugno 2010
Oversupply/Il Rischio appare ancora lontano.
di Gianclaudio Torlizzi
La fase di incertezza che sta attanagliando il settore dell’acciaio da alcuni mesi non sembra proprio essere sul punto di svanire. Se infatti da un lato il costo della materia prima (minerale di ferro e coaking coal) continua ad aumentare nei contratti trimestrali, si parla di un +30-35% rispetto al secondo trimestre, a valle della filiera la domanda rimane poco brillante. Certo, il forte indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro (attualmente intorno a 1,21) sta producendo indubbi benefici agli esportatori. Ma oggi neppure la buona domanda che arriva dai paesi emergenti sembra essere in grado di soddisfare tutta l’offerta. L’allarme è stato lanciato pochi giorni fa dallo stesso Lakshmi Mittal, ad di Arcelor Mittal, primo produttore mondiale: “la possibilità che vi sia una sovrapproduzione nel mercato è motivo di preoccupazione”. Tuttavia in base alle rilevazioni raccolte da AcciaioReport il rischio di oversupply appare lontano.
Vero è però che le parole di uno degli esponenti più influenti nel settore mondiale della siderurgia siano state immediatamente seguite dai fatti. In base a quanto apprende AcciaioReport, la compagnia con sede a Lussemburgo potrebbe spegnere 3 forni nel corso del terzo trimestre, per far fronte al calo stagionale della domanda in estate. Non è ancora chiaro se la decisione di Arcelor andrà a incidere sull’obiettivo di arrivare all’80% della capacità produttiva nel terzo trimestre. Sta di fatto che una mossa del genere non può passare inosservata. “Arcelor segue una politica di adattamento allo stato della domanda. Ciò posto in Europa è atteso un calo della domande nel terzo trimestre per le chiusure estive. Al fine di farsi trovare pronta, Arcelor è tecnicamente nella posizione di di ridurre la sua posizione fermando la produzione in 3 forni. Nessuna decisione è stata ancora presa sul dove e quando effettuare la chiusura”, ha spiegato un alto funzionario dall’ufficio di Lussemburgo.
La potenziale decisione di Arcelor di ridurre la produzione apre un interrogativo sul rischio di sovraofferta nel mercato. Insomma, dopo aver assistito alla più pesante crisi dal dopoguerra non è che lo scorso autunno i produttori abbiano avuta troppa fretta nel riaccendere i forni? La stessa Eurometal, l’associazione europea dei distributori di acciaio in un report ha avvertito come, qualora la produzione continui ad aumentare a fronte di una domanda finale “lontana dall’essere al rialzo”, vi sia il rischio concreto che l’offerta possa eccedere la domanda nel corso del 2010 producendo un effetto anche sui prezzi. Solo in Europa evidenzia Eurometal la produzione di acciaio è cresciuta del 44% nel periodo gennaio-aprile 2010 mentre il consumo apparente è stimato in crescita del 14% per il 2010. Situazione simile in Nord America e Cina dove a fronte di un aumento produttivo del 59% e del 25% il consumo apparente è stimato in aumento rispettivamente del 24% e del 7%. Nel prendere in considerazione questi dati però è importante al tempo stesso considerare il tonnellaggio. Nel paesi dell’Eu-27 Eurometal stima che il consumo apparente raggiunga i 135 milioni di tonnellate a fronte dell’output produttivo di 175 milioni di tonnellate nel periodo gennaio –aprile (dato anualizzato). Il che equivale a un surplus di 30 milioni di tonnellate.
Il messaggio lanciato da Eurometal in effetti è concettualmente in linea con gli ultimi dati diffusi dalla World Steel Association secondo cui, la produzione mondiale in aprile ha toccato le 121,7 milioni di tonnellate. Su base annualizzata si tratta di un livello pari a 1,480 miliardi di tonnellate, che equivale a un aumento del 35,7% rispetto all’aprile del 2009, del 2,9% rispetto al mese di marzo 2010 e fattore ancora più importante dell’1,9% rispetto al picco massimo toccato nel giugno 2008. Decisamente positiva è stata la spinta produttiva ex-China che ha registrato un aumento annualizzato del 43,9%, grazie alla Germania (+107,2%), mentre nel paese del Dragone aprile è stato il mese di un nuovo record con un output annualizzato di 674 milioni di tonnellate, seppur a livello percentuale la performance è stata inferiore rispetto a quella di altre aree (+27%).
Siamo dunque vicini a un picco massimo della produzione e a un conseguente preludio a prezzi più bassi come ha preannunciato il MEPS nel suo ultimo rapporto, seppur non specificando quanto i prezzi potrebbero calare dopo aver raggiunto il picco a maggio (+3,2%) a 798 dollari la tonnellata?
Certo, parlando sempre della Cina che produce oggi il 50% della produzione mondiale, e può quindi essere considerata alla stregua di un ‘market maker’, indubbiamente un calo dei prezzi, seppur minimo, c’è stato. Stando alle rilevazioni di Dow Jones, il prezzo del coils a caldo locale ha ceduto nel mese di maggio il 2,5%, mentre quello del tondo per cemento armato il 2,1%. Tuttavia, sono molteplici i segnali che ci dicono come quella di maggio sia probabilmente solo una parentesi all’interno di un trend che rimane rialzista.
In primo luogo va evidenziato come a questi prezzi le acciaierie cinesi stiano perdendo soldi e che faranno presto qualcosa per ridurre l’output in eccesso, come ha affermato Han Weidong della Hebei Iron & Steel. Parole, queste, che fanno il paio con quelle di Zhao Ju della Shougang Group: “il settore siderurgico cinese girerà in perdita a giugno specialmente per coloro che dipendono dalle importazioni di minerale di ferro”.
In un report diffuso alla clientela visionato da AcciaioReport, la banca d’affari Macquarie indica altri fattori che confutano di fatto le attese di un imminente inversione a U di strategia da parte dei produttori.
Gli analisi londinesi spiegano in particolare come l’apparente magra performance della Cina registrata in aprile in termini percentuali (+27%) rispetto allo stesso mese del 2009 comparata ad altri mercati come Usa (+79%), Europa Occidentale (+59%), Europa Orientale (+43%), Giappone (+57%), Asia Ex-China (55%) non debba ingannare, dato che il paese del Dragone partiva da una base molto elevata, pari a 531 milioni di tonnellate nell’aprile 2009.
In secondo luogo occorre ricordare come la maggior parte dei paesi al di fuori della Cina sia ancora lontano dal picco massimo di produzione: Usa (21%), Europa Occidentale (14%), Europa Orientale (29%), CIS (17%) Giappone (14%), America Latina (20%). “A trainare in alto la produzione intervengono fattori come il restoking che continua a correre per il 3,7% oltre il periodo equivalente del 2008 - - sottolineano gli analisti di Macquarie - la domanda mondiale insomma è molto vicina a eccedere il record 2007”.
“Ci attendiamo senz’altro che la produzione cinese rallenti dal livello attuale nell’arco dei prossimi mesi – evidenziano - tuttavia, ribadiamo la nostra view che un nuovo stimolo risultante dalle preoccupazioni del governo di pregiudicare la crescita nella seconda metà dell’anno unita a una maggiore disponibilità di minerale di ferro (che è intanto passato dal picco di 180 dollari la tonnellata agli attuali 150 dollari la tonnellata) porterà a una ripresa dell’output. E’ altresì importante da evidenziare come il livello base della domanda sia ben al di sopra di quanto mai vista prima e un rintracciamento dei prezzi fosse necessario per evitare un surriscaldamento dei prezzi della materia prima”.
Stando agli esperti di Macquarie “ci sono pochi dubbi sul fatto che il mercato dell’acciaio viaggi a due velocità, anche se in questa specifica fase di mercato è la Cina l’anello debole”. “Nonostante una buona domanda da paesi OCSE in particolare per i piani – sottolineano - ci aspettiamo di assistere a una resistenza nei confronti dei previsti aumenti dei prezzi mano a mano che il destocking in Cina coincida con la fine del restoking nelle altre parti del mondo. Di conseguenza, piccoli rallentamenti in termini di output caratterizzeranno la maggior parte dei mercato nel terzo trimestre. Deve essere altrettanto chiaro però che nel 2011 torneremo a una più elevata crescita del consumo in Cina e del settore delle costruzioni nell’area OCSE cosa che si tradurrà in una nuova stagione di aumenti produttivi”.
Gianclaudio Torlizzi
Dow Jones
via Burigozzo 5
20122 Milano
gianclaudio.torlizzi@dowjones.com
