Fastener: UE approva dazi antidumping su viti e bulloni cinesi
Fastener: UE approva dazi antidumping su viti e bulloni cinesi. Urso: - non si tratta di protezionismo ma di doverosa azione di tutela -
Il caso di anti dumping sul mondo del fastners, aperto nel 2007, è stato approvato a Bruxelles mercoledì 3 dicembre e ha deciso, con 15 voti favorevoli e 12 contrari, di adottare dei dazi antidumping su viti e bulloni (fasteners) provenienti dalla Cina e venduti sottocosto nel mercato comunitario. Il dazio è definitivo e vale mediamente l'80 per cento del prodotto, entrerà in vigore non appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e durerà per cinque anni.
I paesi che si sono pronunciati per le misure punitive in una delle più grosse vertenze anti-dumping finora esaminate da Bruxelles sono Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Grecia, Lussemburgo, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Malta e Cipro. La Lituania si è astenuta ma il suo voto in questo caso viene calcolato come positivo. Trasferita al Consiglio dei ministri, dove ormai il provvedimento passerà senza più discussione quasi certamente in gennaio, la maggioranza emersa ieri risulta schiacciante, faceva notare un diplomatico europeo: corrisponde infatti a 220 voti sui 340 di cui dispone in totale il Consiglio. Soddisfatta l'Italia che fin dal principio è stata la grande antesignana della battaglia. ''Non si tratta di protezionismo ma di una doverosa azione di tutela secondo le regole del Wto al fine proprio di ripristinare le condizioni di mercato violate da quelle aziende cinesi che operano in acclarata condizione di dumping'', ha spiegato Adolfo Urso, Sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero. ''Una misura appunto necessaria - ha proseguito - per contrastare la concorrenza sleale che minaccia la sopravvivenza di imprese italiane operanti soprattutto in Brianza. Solo in Italia infatti operano 100 aziende produttrici, che impiegano 7000 addetti (solo nella produzione), per un fatturato annuo di 2 miliardi di euro''.
Non la pensano così, ovviamente, i produttori cinesi che sempre martedì hanno chiesto al Governo di Pechino di presentare ricorso contro l'Europa al Wto, qualora i dazi siano imposti davvero. E a questo punto lo saranno ormai di sicuro entro il 9 febbraio prossimo, la data ultima per la loro entrata in vigore, ai termini della procedura anti-dumping.
Tutto è Cominciato nel settembre dell'anno scorso quando l'Eifi, l'Associazione europea dei produttori di minuteria metallica, ha presentato una denuncia sostenuta da una novantina di imprese comunitarie, contro le importazioni in dumping dalla Cina, in alcuni casi a prezzi addirittura inferiori di quelli della materia prima utilizzata per fabbricare viti e bulloni. Con grave pregiudizio per un settore il cui mercato vale circa 5 miliardi di euro l'anno. Tra il 2004 e il 2007, si legge nel ricorso, l'import della Cina è passato da 295mila tonnellate a oltre 600mila, con il risultato che il tasso di utilizzo della capacità produttiva in Europa è crollata al 53%.
L'inchiesta della Commissione UE è durata 13 mesi ed è giunta alla conclusione che i produttori europei hanno ragione. Tanto è vero che ha proposto l'imposizione di dazi compensativi decisamente molto elevati. Nonostante infatti tra il 2004 e il 2007 la domanda di viti e bulloni nell'Unione sia aumentata del 29%, la quota, di mercato dei produttori è calata del 24% mentre l'import dalla Cina è cresciuto in volume del 180% e la sua quota e cresciuta del 26%. Questa vicenda è da considerare uno dei maggiori casi di antidumping tra Cina ed Europa. E grazie all'approvazione della Commissione UE speriamo che, in questo momento storico altamente critico, le aziende europee interessate riescano a respirare un pò.
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