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Il caro carburante si fa già sentire nel settore industriale
martedì 1 luglio 2008

Il caro carburante si fa già sentire nel settore industriale

Il caro carburante si fa già sentire nel settore industriale di Emilia Rettura

Non esistono scusanti. Dietro l’inarrestabile rialzo dei prezzi che opprime il potere d’acquisto degli italiani, c’è l’energia. Una linfa che, già all’origine, presenta un conto salato. I dati sui prezzi alla produzione nel mese di maggio, forniti dall’Istat sono inequivocabili: il costo dei beni energetici in un anno è salito del 21,5%. Un vero record che non si toccava dal maggio del 1996 e che trascina al rialzo la media dell’intero comparto industriale: +7,5% rispetto allo stesso mese del 2007, +1,5% in confronto ad aprile. Anche in questo caso, un trend superiore a quello dell’inflazione a prodotto finito. Anche in questo caso, un dato da mettere negli annali: non era mai stato così alto dal gennaio del 2003, quando questo tipo di analisi è stato introdotto per la prima volta. Se dall’impennata generale si sottraesse tutto il settore energetico, certo non si otterrebbero miracoli, ma il dato si avvicinerebbe molto di più all’incremento reale dei prezzi di vendita al dettaglio: + 0,2% in più su base mensile, +3,8% in un anno, che è poi il livello della stima preliminare sull’inflazione di giugno, fornita ieri dall’Istituto di statistica. Un fattore di riflessione su quanto, a parte i margini di profitto dei rivenditori, il bene energetico più importante, il petrolio, abbia già un costo alto alla base, dovuto sia alla scarsità di approvvigionamento che alla crescente domanda su scala mondiale, incrementato, certo, dallo scarto a vantaggio dei produttori. Un circuito insostenibile che, nei primi cinque mesi del 2008, ha fatto in modo che l’energia arrivasse a costare il 16,9% in più di quanto avveniva nello stesso periodo del 2007.

Lo conferma anche l’aumento dei prodotti petroliferi raffinati, Il gasolio cresce del 31,2%, l’incremento più alto tra quelli di tutti i settori della produzione industriale. In questo come in tutti gli altri rialzi influisce anche un’altra voce di spesa che, nella classifica degli aumenti, si è piazzata al secondo posto, seguita dall’insieme di prodotti delle miniere e delle cave, che hanno registrato un incremento dell’11,6%. In questa lista rientrano l’energia elettrica, il gas e l’acqua, i motori dell’intera produzione. Per loro l’aumento è stato, in media, del 12,9%. Lo stesso ragionamento vale per gli alimentari che alla produzione costano il 10,1% in più rispetto a maggio 2007. Un dato maggiore rispetto alla media generale del 7,5%, ma non del prezzo al quale vengono venduti al dettaglio, +6,1%. Bisogna poi considerare che quest’ultima cifra al rialzo si deve, in parte, ad un picco come quello della pasta, salita del +22,4% nel prezzo di vendita finale. Un costo a questo punto non pienamente giustificabile. Se gli italiani fossero un popolo di accaniti lettori, potrebbero usufruire di uno dei pochi, anche se irrisori, cali dei prezzi registrati nelle nostre industrie: per i prodotti in legno, carta e per tutti quelli legati alla stampa e all’editoria, la flessione a maggio è stata dello 0,2%. Uguale a quella di macchine e apparecchi meccanici, superiore a quella degli articoli in cuoio (-0,1%), inferiore ai derivati dalla lavorazione di minerali non metalliferi, scesi dello 0,3% su base annua.  

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