Il mercato dell’acciaio: contrazione mondiale di produzione, domanda e prezzi di settore
Il mercato dell’acciaio: contrazione mondiale di produzione, domanda e prezzi di settore a cura di Sara Giovanna Abbate
Il trend favorevole nel settore siderurgico sembra essersi notevolmente modificato nell’attuale contesto di negativa congiuntura economica.
Nel contesto di recessione internazionale, data l’intrinseca correlazione esistente fra l’andamento del PIL mondiale e le tendenze del mercato internazionale dell’acciaio, si assiste ad un’importante contrazione anche del settore siderurgico; a causa dell’alleggerimento di settori produttivi, quali quello automobilistico o della produzione industriale, di grande interesse per lo sbocco del mercato dell’acciaio, la produzione, i costi e la domanda di questo bene hanno altresì subito una brusca diminuzione. La stessa Cina, nonostante il continuo aumento della produzione d’acciaio, in controtendenza rispetto a qualsiasi altro paese, subisce un influente calo delle esportazioni, mantenendo comunque la leadership mondiale nel settore. La produzione mondiale in netta diminuzione
Se nel 2007 il mercato dell’acciaio si era dimostrato in straordinaria crescita (+9,6%), trascinato dalle economie emergenti di Brasile, Cina e India in particolare (che necessitavano di ingenti quantità di acciaio per supportare il decollo industriale ed il settore immobiliare), il trend favorevole nel settore siderurgico sembra essersi notevolmente modificato nell’attuale contesto di negativa congiuntura economica. A livello globale, infatti, la produzione mondiale di acciaio nel primo bimestre del 2009 ha riscontrato una diminuzione del 22,9% rispetto allo stesso periodo del 2008 (dati ISSB). Numerosi i fattori che hanno causato tale decremento: in primis, dato che il settore delle costruzioni (che normalmente utilizza il 40% della produzione mondiale di acciaio), quello automobilistico (che ne sfrutta il 20%) e quello della produzione industriale (che adopera un ulteriore 20% della produzione mondiale di acciaio) hanno subito ingenti perdite a causa della crisi economica (a titolo di esempio, il Bureau of Economic Analysis riporta un calo del 18% nelle vendite di autoveicoli leggeri), la domanda mondiale di acciaio si è ridotta notevolmente causando a sua volta un ridimensionamento dei prezzi (che erano invece impennati a partire dal marzo 2008). Inoltre, se nel 2007 gli Investimenti Diretti Esteri verso le economie emergenti avevano toccato il massimo del 5% rispetto agli investimenti mondiali, al momento attuale si registra un calo netto, per cui il decollo industriale dei Paesi emergenti viene frenato dalla negativa congiuntura economica, così come il fabbisogno di acciaio per la produzione industriale. Attestata quindi l’implicita correlazione esistente fra la crescita del PIL mondiale e la crescita nella produzione, nella domanda e nel consumo di acciaio a livello mondiale, le stime del Fondo Monetario Internazionale attestanti una continua recessione nell’economia internazionale che oscilla fra il -0,5% e l’1,5% per il 2009 (secondo il report pubblicato in Aprile), non promettono niente di buono nel futuro a breve termine del settore siderurgico.
Il caso Mittal e le variazioni borsistiche
Emblematico è l’andamento borsistico di Arcelor-Mittal, gigante indiano nella produzione di acciaio con sede a Lussemburgo, leader mondiale con una produzione pari a 103 milioni di tonnellate (su un totale di 1327 milioni di tonnellate di acciaio prodotte nel 2008) che perde, secondo il dato del New York Stock Exchange del 20 aprile 2009, il 14,2% nella sua quotazione; nonostante la ripresa nel breve periodo (si registra un +36,54% rispetto al mese di marzo), Mittal è in calo del 71,79% rispetto all’aprile 2008 e si è obbligato ad un taglio del personale amministrativo del 3% (chiudendo alcuni stabilimenti in Europa e Stati Uniti). Di pari passo anche gli altri 15 maggiori produttori mondiali di acciaio: la sud coreana POSCO (al quarto posto nella produzione mondiale) perde al NYSE il 6,86% il 20 aprile, ed il 41% rispetto all’anno precedente, mentre la statunitense NUCOR (ottava nel ranking di produzione) è in discesa del 43,88% rispetto al 2008. In Europa, la tedesca Thyssenkrupp ha riportato un -1,74% nel marzo 2009 e si rivela in costante discesa anche rispetto al 2008 (-60,76%); è da sottolineare che il settore siderurgico europeo nel suo complesso ha perso il 17% dei lavoratori di settore.
Anche i prezzi dell’acciaio hanno subito una brusca frenata: dopo avere toccato i 1036$ per tonnellata (Cina, 2008) sono scesi al valore del gennaio 2009 di 680$ per tonnellata in Germania, mentre si hanno 546$ per tonnellata negli Stati Uniti e 464$ per tonnellata in Cina nel mese di febbraio 2009 (dati ISSB). Le previsioni precedentemente formulate da Goldman Sachs nel 2008, relative all’andamento dei prezzi dell’acciaio durante il 2009, attestato ad una media europea di 495$ per tonnellata, si sono dimostrate comunque finora troppo pessimistiche.
I trend regionali
Unica nota positiva nella produzione mondiale di acciaio è la Cina, che aumenta la produzione del 2,4% (attestandosi ai 40.422 thousand metric tons e 41.192 thousand metric tons rispettivamente in Gennaio e Febbraio 2009) rispetto al primo bimestre 2008. In generale comunque, in Asia il calo della produzione rimane sensibile, con il Giappone (secondo produttore mondiale nel 2006) che diminuisce la produzione del 40,9%, la Korea del Sud (quinto produttore mondiale) il 24,7% e l’India l’8,1%. In Europa invece la contrazione ha raggiunto il 42% circa, rispetto al primo bimestre 2008; in particolare è il Belgio che si attesta ai livelli peggiori del continente, con una diminuzione del 74%, mentre la Germania e l’Italia (al sesto e decimo posto nella classifica produttori del 2006) hanno riscontrato un calo rispettivamente del 33% e del 40,1%. Migliore risultato europeo è quello della Turchia, che riporta una discesa del solo 18,5%. Anche nelle Americhe si è avuta una sensibile flessione negativa rispetto ai risultati raggiunti nel 2008, con una diminuzione del 53,5% negli USA (terzo produttore mondiale nel 2006) e del 39,1% in Sud America; il Brasile, al quarto posto fra i produttori mondiali nel 2006, subisce un calo del 42,4%. Infine, la produzione totale africana si è ridotta del 31,7% rispetto al febbraio 2008, e l’Egitto in particolare ha subito una contrazione del 30%.
Per ciò che concerne invece l’andamento delle esportazioni, la Cina riscontra una diminuzione del 14%, passando dalle 65,2 milioni di tonnellate alle 56, 2 milioni di tonnellate di acciaio esportato verso altri mercati, quello europeo in particolare, il quale registra un decremento delle importazioni pari al 18%. Secondo le valutazioni pubblicate dall’Associazione Cinese di Produttori di Ferro ed Acciaio, nell’intero periodo del 2009 si prevedono cali di esportazioni per il colosso cinese pari all’80%; inoltre, a conferma delle ipotesi prospettate da Standard and Poor’s, anche la domanda interna cinese sarà in diminuzione, attestandosi su valori negativi (-14%) per la prima volta negli ultimi 28 anni. Si osserva invece che le esportazioni giapponesi registrano un allargamento del 4%, quelle della Turchia del 24% e quelle statunitensi del 23%; peggiori le esportazioni del Brasile, in calo del 12%. Gli EAU invece aumentano le importazioni del 47%, la Thailandia del 21%, l’Indonesia il 44%; diminuzione delle importazioni, infine, per gli USA (-4%) oltre che per l’Europa (-18%).
Conclusioni
Se nel breve periodo le condizioni del settore dell’acciaio si attestano generalmente su gravi valori negativi, la prospettiva della ripresa economica annunciata dal Fondo Monetario Internazionale, seppur lenta, farà sicuramente navigare in acque migliori le imprese siderurgiche, sempre strettamente connesse alle onde della produzione industriale. Ripresi gli adeguati flussi di capitali verso le economie emergenti (il FMI stima una ripresa graduale di circa l’1,6% durante il 2009 per i paesi in ascesa), e soprattutto nuovamente incentivata l’attività del settore automobilistico, di quello delle costruzioni e della produzione industriale, anche la domanda di acciaio, quindi il suo prezzo e la sua produzione ritroveranno altresì una crescita globale; secondo gli analisti della Global Industry, tali valori potrebbero assestarsi nel 2012 su un totale di 1.474,6 miliardi di dollari, subendo un aumento di produzione del 116,3% rispetto al 2007.
A livello geo-economico, importanti sono le implicazioni sorte dall’attivismo cinese nel settore, che ha portato il paese al primo posto fra i produttori di acciaio, superando nel 2005 il Giappone. Attraverso una più intensa produzione nazionale delle materie prime, una volta superata la recessione internazionale, il sistema industriale cinese potrà ovviare ai limiti posti dalle importazioni, che nel 2005 costituivano il 70% delle spese causando un appesantimento dei prezzi dei prodotti cinesi finiti; in questa prospettiva, se l’Europa post-crisi non riuscirà a risorgere anche e soprattutto nel settore siderurgico, data l’instabilità che ha caratterizzato l’andamento borsistico delle imprese di settore, il continente potrebbe trovarsi sempre più subordinato al mercato cinese, perdendo gradi di autonomia nell’industria produttiva.
