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La crisi minaccia l'acciaio con due sfide inevitabili

La crisi minaccia l'acciaio con due sfide inevitabili

La crisi minaccia l'acciaio con due sfide inevitabili
IL BILANCIO DELLA SIDERURGIA.

Il 2009 chiude in rosso per il comparto. Ride solo l'Oriente. Nei primi 11 mesi dell'anno frenate generalizzate. Giuseppe Pasini:«Nel 2010 le aziende dovranno riorganizzarsi per reggere. Con inevitabili ricadute occupazionali».
La crisi minaccia l’acciaio con due sfide inevitabili. Sul comparto dell'acciaio si allunga lo spettro della crisi. Dopo un 2009 difficile, il 2010 si preannuncia all'insegna di mercati stagnanti, produzioni falciate con inevitabili ricadute occupazionali. A dipinger un quadro a tinte fosche è Giuseppe Pasini, leader di Federacciai e del gruppo Feralpi di Lonato. «Dopo aver raggiunto vette elevatissime nel 2004-2008 - precisa - ora la siderurgia deve avere il coraggio di ammettere la caduta e analizzare ciò che è successo». I numeri, del resto, parlano chiaro. Nei primi undici mesi di quest'anno la produzione globale segna un -10,8% (dati World Steel Association) rispetto allo stesso periodo 2008. Un dato, però, che sottende un caleidoscopio di situazioni tra le quali eccelle quella del colosso cinese, «capace - commenta Pasini - di superare agevolmente la crisi rendendola, internamente, un fattore congiunturale e non strutturale». Questo si traduce in un incremento del 12,1% in undici mesi, pari alla metà dell'intera offerta mondiale. Da segnalare, tuttavia, che i dati di solo novembre attestano una ripresa generalizzata che vede il Brasile salire del 15% su base annua, l'India del 4,7%, la Turchia del 18,3%. Il Paese del Dragone, nello stesso periodo, mostra un +37,4%. Per la «vecchia» Ue a 27 tutt'altra musica: da gennaio a novembre la produzione crolla del 33,2%, anche se il mese scorso riserva una piacevole +10,8% su base annua. «L'ITALIA non ha saputo raggiungere questo traguardo - sottolinea Pasini - perché il dato di novembre mostra una contrazione del 17,2% su novembre 2008 e del 37,3% in undici mesi. Chi si attende che il Paese possa acciuffare più velocemente di altri una possibile ripresa, si sbaglia. La Germania, ad esempio, ha investito 110 miliardi di euro per nuove infrastrutture». E l'export non è più strategico: lo sanno bene i produttori bresciani di tondino alle prese con la crescita della concorrenza in Nord Africa e Medio Oriente. AD INCUPIRE la situazione nazionale sono le ricadute occupazionali. Secondo le stime di Federacciai, il comparto impiega circa 60 mila addetti diretti: di questi, nel 2009, 25 mila sono stati interessati dall'utilizzo di ammortizzatori sociali. «Putroppo - ammette Pasini - non ci sono garanzie che, nel 2010, possano essere mantenuti tutti i posti, pur con l'ausilio degli strumenti a disposizione che devono essere rifinanziati. Le imprese dovranno inevitabilmente sopportare processi di riorganizzazione, anche perché, già oggi, le capacità produttive superano la domanda: sarà questa la vera sfida, a livello locale e mondiale». Brescia - vale circa un quarto del totale nazionale - non fa eccezione, con volumi che da circa 8 milioni di ton del 2008, quest'anno registrerà un -30-40%. Stesso discorso per il lavoro, con conseguente incremento del tasso di disoccupazione nel 2010» e del ricorso a soluzioni alternative. Come i contratti di solidarietà, «strumento senza dubbio utile - dice Pasini -, ma non su base strutturale». Che dire, poi, delle sfide ambientali, alla luce del «sostanziale fallimento» del vertice di Copenaghen? «Una cosa è certa: la strada che la Cina ha deciso di intraprendere. Una strada che - sottolinea Pasini - si fonda sulla consapevolezza di essere l'economia dominante e sostiene un atteggiamento irrispettoso di ogni forma di vincolo». Un fattore critico anche per l'acciaio. Anche per questo «l'Ue - conclude Pasini - dovrà proteggere i mercati domestici dall'affluenza selvaggia di prodotti cinesi, con una competitività figlia degli aiuti statali». In una parola: dumping, nell'accezione più pura - e non speculativa - del termine.

Marco Taesi

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sabato 2 gennaio 2010