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L'acciaio inquadra la ripresa

L'acciaio inquadra la ripresa

L'acciaio inquadra la ripresa

[NdR 23 gennaio 2025: per i dati più recenti sulla produzione italiana di acciaio, leggi l'articolo aggiornato.]

L'acciaio inquadra la ripresa
di Massimiliano Del Barba

Un primo trimestre all'insegna della crescita quello registrato dalle industrie siderurgiche italiane. Tanto che – di questo passo – già a fine anno si potrebbero raggiungere, dopo il crollo del 30% vissuto nel biennio 2009-2010, i livelli produttivi del 2008, quando crisi economica e recessione mondiale non avevano ancora fatto sentire i propri effetti sul manifatturiero made in Italy. Ad alimentare le positive previsioni di settore soprattutto il regolare flusso di commesse provenienti dal comparto meccanico europeo, automotive in testa. «Complessivamente – spiega il presidente di Federacciai, Giuseppe Pasini – i primi tre mesi dell'anno si chiudono con un +8% rispetto al trimestre 2010. Un dato superiore alla media europea, pari al 6,9%». Pesano i quasi sette milioni di tonnellate di acciaio prodotto da gennaio a marzo (45 milioni in Europa), risultato in particolare delle buone performance di gennaio (+10,5%). «In realtà – precisa Pasini – il risultato è frutto di una situazione più complessa. Da un lato i produttori di lunghi, seppur in ripresa (+5,7%), stanno ancora soffrendo a causa della staticità del settore edile che, come confermato anche dall'Associazione nazionale dei costruttori, per il quarto anno consecutivo replicherà il suo andamento negativo. Nel microsettore degli acciai speciali si nota invece una ripresa più consistente, trainata dalla meccanica. Ma la spinta decisiva la sta dando la ripartenza dei piani, +26% rispetto allo scorso anno, in particolare grazie alla domanda delle aziende automotive». La strada per tornare a sfiorare i 30 milioni di tonnellate del 2008 è comunque imboccata. Ma se le produzioni salgono, più affaticato è il ritmo di crescita dei margini operativi. «Pesano ancora – dice Pasini – le questioni energetiche, il sovrapprezzo che le aziende pagano per il finanziamento delle energie rinnovabili, nonché l'imprevedibile saliscendi delle materie prime, rottame incluso».

Che il tempo stia tornando al bello lo conferma Confindustria Lombardia, secondo cui le aziende siderurgiche hanno registrato nel primo trimestre un +10,8% sulle produzioni e +20,8% sui fatturati. Positivi anche i giudizi degli operatori. Da Mantova, quartier generale del gruppo Marcegaglia, l'ad Antonio Marcegaglia conferma: «Nei primi quattro mesi le performance sono soddisfacenti, come conferma il +8,5% registrato nelle spedizioni e soprattutto il +42% di fatturato (+40% le aziende italiane del gruppo). Anche i margini sono in miglioramento, pur se l'andamento della domanda rimane incerto. L'export è in crescita, specie nel mercato europeo e in particolare tedesco. Indicatori che ci permettono di affermare che le premesse per una ripresina ci sono tutte».

Ad Aosta, alla Cogne Acciai Speciali, si è toccato il 90% della piena attività. «Il costo dell'energia – afferma il vicepresidente Roberto Marzorati –, in Italia particolarmente penalizzante, costituisce un freno. E a ciò bisogna aggiungere la rigidità dei contratti di lavoro, uno svantaggio proprio in un momento in cui gli aumenti e i cali degli ordinativi non sono prevedibili perché legati a una situazione ancora instabile. L'andamento della nostra attività è in linea con il trend del mercato degli acciai inossidabili lunghi, che evidenzia un deciso recupero anche in settori specifici come energia e automotive».

La miglior difesa è l'attacco per la Fomas, gruppo siderurgico specializzato nella produzione di forgiati e anelli con sede a Merate Osnago (Lecco), che ha appena speso 250 milioni di euro per rinnovare gli impianti e riproporsi sul mercato dopo un 2010 da dimenticare. «Nel 2007 – spiega l'ad Jacopo Guzzoni – abbiamo lanciato un piano di investimenti per rispondere alla crescita della domanda delle industrie specializzate nella produzione di impianti eolici, oil&gas e nucleari. La crisi ha gelato tutto, ma noi abbiamo deciso di continuare nel progetto, grazie anche a una situazione finanziaria solida. Così siamo diventati più competitivi».

La crisi per la Fomas (1.250 dipendenti negli stabilimenti di Osnago Vicenza, Rovigo, Torino e nelle filiali di Francia, Cina e India) ha colpito nel 2010: «Il 2009 si era chiuso con un fatturato di 515 milioni – prosegue Guzzoni – ma l'anno scorso i ricavi sono scesi del 45 per cento. Quest'anno contiamo in un netto recupero attorno ai 430 milioni». Oggi il gruppo, che opera in India «dal 1996 e in Cina dal 2008» sta pensando di sbarcare in Brasile e Usa.

PRODUZIONE NEL TRIMESTRE 7 mln di tonnellate.
Le industrie italiane della siderurgia hanno prodotto nei primi tre mesidell'anno circa 7 milioni di tonnellate di acciaio.

L'OBIETTIVO DI FINE ANNO 30 mln di tonnellate.
Il traguardo verso cui tendono le aziende del comparto italiano sono i 30 milioni di tonnellate prodotte prima della crisi del 2009-2010.

L'INCREMENTO +8%.
Il primo trimestre del 2011 ha visto la produzione di acciaio italiano incrementare dell'8%, più della media europea, ferma al 6,9%.

IN LOMBARDIA +20,8%.
La Lombardia locomotiva italiana: secondo i dati di Confindustria, nel primo trimestre produzione a +10,8% e fatturati a +20,8%.

Fonte: Il Sole 24 Ore  

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lunedì 23 maggio 2011