LECCO: Trafilatura, settore a rischio
LECCO: Trafileria, settore a rischio
La strada per non sparire Di Paolo Ferrario
Riceviamo e pubblichiamo un articolo redatto dalla testata giornalistica lecchese www.resegone.it
Costi fissi in aumento e utili in picchiata. A queste condizioni anche i migliori del mondo sono tentati di gettare la spugna. "Perché dobbiamo continuare a investire qui e non all?estero?", è la questione che i trafilieri lecchesi pongono ai politici e ai rappresentanti delle istituzioni, che hanno anche recentemente incontrato durante la tre giorni di Metalfiliera, forum sulle lavorazioni del filo metallico, ospitato a Lariofiere di Erba. I problemi sul tappeto sono noti, ma ben lontani dalla soluzione e fanno riferimento, soprattutto, al contesto in cui le imprese sono costrette ad operare. Un ambiente che, a detta degli stessi imprenditori, non favorisce lo sviluppo e non consente di competere, ad armi pari, con i concorrenti stranieri. Cinesi in testa.
"Vogliamo raccogliere la sfida, ma quali strumenti abbiamo per combattere?", chiede Andrea Beri della Ita di Calolziocorte, azienda arrivata alla terza generazione di trafilieri. "Siamo in sofferenza - gli fa eco Tiberio Roda delle Trafilerie San Paolo di Erba - e, anche quest?anno, dobbiamo fare i conti con una contrazione dei volumi di almeno il 20 per cento". Un fenomeno che, se non affrontato in tempo e con le giuste misure, rischia davvero di soffocare un settore che non ha eguali al mondo. Soltanto nel Lecchese, è stato più volte rivendicato con orgoglio dai rappresentanti del settore, ci sono trafilieri in grado di risolvere qualsiasi problema legato alla lavorazione del filo di ferro. "Ma questo - ricorda Roda - è un patrimonio a rischio di estinzione, che si sta lentamente spegnendo".
Per tenerlo in piedi è necessario, allora, rilanciare il Distretto metalmeccanico che, secondo le stesse imprese, finora non ha particolarmente brillato sia sul versante degli interventi a sostegno, sia sul fronte della promozione dei prodotti. Questa nuova fase, come osserva il presidente della Camera di commercio di Lecco, Vico Valassi, può partire da un progetto pilota da predisporre e presentare nel giro di poche settimane, per candidarsi a ricevere una parte delle risorse che la Finanziaria 2006 prevede per i distretti italiani.
"Dobbiamo cavalcare l?idea - aggiunge Valassi, sollecitando all?azione gli imprenditori - coinvolgendo anche le altre realtà presenti sul territorio. Penso al Politecnico, alla Regione, alla Provincia e non solo. Anche la Camera di commercio è pronta a fare la propria parte, sia sul versante logistico che del sostegno economico, ma le idee devono venire, in prima battuta, dalle imprese. A questo proposito si potrebbe costituire un gruppo di lavoro che tiri le fila dell?iniziativa".
La sollecitazione di Valassi è raccolta dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Giulio Boscagli, che ricorda gli investimenti già messi in campo, negli ultimi anni, per sostenere lo sviluppo delle piccole imprese dei distretti. "Per vincere questa sfida - ribadisce Boscagli - bisogna investire di più nel capitale umano. A riguardo, l?aver fortemente voluto a Lecco sia il Politecnico che il Cnr è stata una decisione lungimirante e assolutamente strategica. Sono risorse importanti sulle quali le aziende dovrebbero investire di più; la sensazione, infatti, è che siano sottostimate proprio da chi, invece, dovrebbe essere il loro primo interlocutore sul territorio". Tra i principali argomenti in agenda, il nuovo distretto metalmeccanico lecchese ha un tema vecchio, ma ancora di grande attualità: le infrastrutture. "Non ci vengano a dire che mancano i soldi - sottolinea Luca Milani della Filofiori di Galbiate -. Facendo un rapido calcolo, possiamo dire che un centinaio di piccole aziende trafiliere produce ogni anno un giro d?affari di 67 milioni di euro. Di questi, ben 13 finiscono allo Stato sotto forma di Iva. Perché non pensare di trattenerne un po? sul territorio per finanziare questi interventi fondamentali per lo sviluppo?".
Anche questa rientra nel novero delle scelte da prendere in fretta. Prima che le aziende, per esasperazione, decidano di sollevarsi dal territorio. Qualcuno l?ha già fatto, come la Maggi Catene di Olginate, che ha delocalizzato una parte della propria produzione. "Oggi - racconta il titolare, Giovanni Maggi - vendiamo a 10 euro un prodotto che realizziamo in Cina e che, prima, quando lo facevamo in Italia, era in vendita a 15 euro. Credo che non serva altro per fotografare la situazione. A queste condizioni è l?unica cosa da fare".
Così, pezzo dopo pezzo, il distretto della trafileria lecchese rischia di perdere i propri campioni. Il rischio reale è che dei migliori del mondo ci si ricordi soltanto sui libri di storia.
