Lettera aperta al Sottosegretario Adolfo Urso
Lettera aperta al Sottosegretario Adolfo Urso
“Ci ha stupito la forza della filiera italiana dell’acciaio che si è ritrovata a Made in Steel. Ci ha colpito la capacità tutta italiana di dare una risposta forte alle difficoltà attraverso una presenza compatta ad una rassegna bellissima”. E’ il complimento più bello non tanto a Made in Steel, ma alla voglia di continuare a intraprendere degli imprenditori siderurgici italiani. Ed è il più bello perché viene, attraverso la voce di Antonio Gozzi, amministratore delegato di Duferco, dai suoi partner americani della Nucor. Made in Steel, che si è chiusa dopo tre giorni di convegni e incontri lo scorso 20 marzo, ha reso esplicita la voglia dell’acciaio italiano di continuare ad essere protagonista. Non era scontata una reazione tanto vigorosa, vista la crisi in atto che nel solo mese di gennaio ha determinato un calo della produzione del 40% rispetto al 2008 (-39% febbraio). Non era scontata, ma sicuramente fortemente attesa.
Made in Steel ha rappresentato un momento decisivo della voglia di andare avanti degli imprenditori siderurgici. Non tanto per i numeri (+35% del fatturato, + 30% di spazi venduti, +30% di visitatori), ma soprattutto perché gli uomini dell’acciaio hanno deciso di serrare le fila e di guardare negli occhi le difficoltà. Non sono fuggiti, ma hanno raccolto la sfida. Una sfida che si sostanzia nella conoscenza, nella determinazione, nella capacità di ripensare il business, rimettendo al centro l’uomo in carne ed ossa. Un uomo che reagisce in base a un sistema di valori, di sentimenti, di capacità di fare rete. E’ a partire da tutti questi elementi che la fiducia ha ritrovato dimora. Ma accanto al “che fare” al quale hanno risposto con un “noi ci siamo e vogliamo continuare ad esserci”, insieme alla determinazione a rimettersi in gioco – in azienda e nella società – gli imprenditori della filiera dell’acciaio mandano anche quattro messaggi inequivoci alla politica e alle istituzioni:
1) Il commercio esige una nuova regolazione, non in senso protezionista, ma tesa a mettere tutti i competitori sullo stesso piano.
2) Il settore chiede che tutte le componenti del sistema economico – a partire dalle banche – facciano la loro parte, tornando ad essere volano e non freno dello sviluppo.
3) Il settore chiede di poter disporre a prezzi di mercato della materia prima energia, come accade ai propri competitori internazionali.
4) Infine, per l’intero sistema Paese, chiede una modernizzazione vera, a partire dagli investimenti annunciati in opere pubbliche ed infrastrutture, che consenta di ridurre le spese improduttive, sia quelle dello Stato che quelle delle aziende.
Made in Steel, come rassegna che va oltre la vetrina, è accanto agli imprenditori siderurgici. E’ parte e protagonista della sfida che richiede a tutti una chiara visione del futuro, un investimento forte sulla conoscenza, nelle aree più vitali e innovative delle aziende. Made in Steel sarà elemento centrale della nuova fase di internazionalizzazione del settore, attraverso l’evento in programma a Dubai, porta di quell’Asia grazie anche alla quale ripartirà la ripresa. Il progetto è quello di esportare un modello di successo fatto di momenti espositivi e di trasmissione di conoscenze.
La sfida vera consiste nel portare là dove non siamo conosciuti il nostro know-how caratterizzato da tecnologie di prodotto e di processo tutte italiane.
Made in Steel c’è, insieme agli imprenditori dell’acciaio e a tutta la filiera, perché è da come il settore avrà vissuto questa crisi che dipenderà COME ne uscirà.
Franco Tamburini
Emanuele Morandi
Giuseppe Pasini
Made in Steel
