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L’industria metalmeccanica italiana rallenta

L’industria metalmeccanica italiana rallenta

L’industria metalmeccanica italiana rallenta

Il 5 dicembre 2018 si è svolta a Roma, presso l’Hotel Nazionale, la presentazione dei risultati della 148ª edizione dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica. L’iniziativa con frequenza trimestrale ha il compito di riunire i territori in un evento volto a far conoscere l’andamento del settore.

Il quadro che emerge dai dati non è dei più entusiasmanti. Dopo i buoni risultati conseguiti nel corso del triennio che va dal 2015 al 2017, già a partire dai primi mesi del 2018 l’attività produttiva del settore metalmeccanico ha subito una lieve battuta d’arresto. L'anno che sta per concludersi è stato caratterizzato da variazioni congiunturali minime (-0,6% nel primo trimestre, +0,8% nel secondo e +0,1% nel terzo). Il peggioramento della congiuntura è confermato dall’eccedenza di scorte di materie prime e prodotti finiti, i quali stanno ad indicare una diminuzione degli ordinativi.

Raffrontando i dati raccolti da Federmeccanica con quelli di Anima (Confindustria), ritroviamo conferma di questo trend. Nel primo semestre 2018 c'è stata una riduzione delle esportazioni per l'industria meccanica italiana del -1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dato dovuto – specifica Anima - principalmente ad un calo nel settore delle turbine a gas (-29,7%). Pesano molto, come fa notare il Presidente di Anima Alberto Caprari, l’incertezza e l’instabilità del panorama geopolitico: si pensi ai dazi americani, alle sanzioni verso Russia e Iran, alla Brexit, che hanno ovviamente influito negativamente sugli investimenti e sulle esportazioni, non solo nel settore metalmeccanico. È da segnalare tuttavia che il calo delle esportazioni potrebbe essere alterato dalla diffusione del cosiddetto fenomeno del “local content”, termine che indica quando un'azienda estera, per poter lavorare in un certo Paese, si impegna a realizzare almeno una parte dei componenti nel Paese stesso, cosa che a volte costituisce un requisito di legge. Sono molti i Paesi - prima tra tutti la Russia - che stanno spingendo su politiche di localizzazione, con l’intento di valorizzare i produttori locali e limitare l'import dall’estero.

Sul versante interno anche Federmeccanica si unisce al coro di chi evidenzia lo scarto sempre più ampio tra istituzioni, scuole ed imprese, che accresce la difficoltà di trovare manodopera specializzata sufficientemente preparata. Afferma Stefano Franchi, Direttore Generale di Federmeccanica: “Quello dell’istruzione e della formazione è un tema cruciale. I dati ci dicono che siamo in grave ritardo.”

Per restituire vigore all’industria metalmeccanica italiana e favorire la creazione di una nuova classe tecnica competente e ben formata, Federmeccanica chiede al Governo di mantenere l'alternanza scuola-lavoro e continuare a garantire gli strumenti e le dotazioni finanziarie necessarie. Perché – dice Franchi - la crescita del Paese parte innanzitutto dalla crescita delle persone.

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lunedì 10 dicembre 2018