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L'UE impone requisiti più rigidi per l'importazione di prodotti (in acciaio)

L'UE impone requisiti più rigidi per l'importazione di prodotti (in acciaio)

L'UE impone requisiti più rigidi per l'importazione di prodotti (in acciaio)

Nell'ambito della transizione ecologica, l'UE sta esercitando una maggior pressione sui paesi dai quali importa per tutelare il mercato domestico dal cosiddetto fenomeno della rilocalizzazione delle emissioni (noto anche come delocalizzazione della CO2).

Ciò si verifica quando le aziende con sede in regioni o paesi con politiche climatiche rigorose - quali l'Unione Europea - spostano le proprie attività di produzione in aree con regolamentazioni climatiche assenti o meno severe, con un impatto significativo sull’ambiente.

La risposta dell'UE è il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), uno strumento per stabilire un costo equo per le emissioni generate nella produzione di alcuni beni che entrano nell'UE. Il Regolamento CBAM è stato firmato il 10 maggio 2023 ed è ufficialmente entrato in vigore il 16 maggio 2023, a seguito della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea.

A partire dal 1 ottobre 2023, il CBAM entrerà nella sua fase transitoria e inizialmente coprirà le importazioni di beni specifici che hanno processi di produzione ad alte emissioni: ciò include cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, corrente elettrica e idrogeno.

Durante la Fase 1, gli importatori di questi prodotti saranno tenuti a dichiarare le emissioni associate senza però incorrere in alcun adeguamento finanziario. Questo periodo mira a facilitare una transizione graduale e consentire l'implementazione definitiva del sistema. Nelle fasi successive, a partire dal 2026, gli importatori dovranno acquistare certificati di carbonio equivalenti al prezzo che sarebbe stato applicato se i beni fossero stati prodotti secondo le regolamentazioni UE.

Questo approccio graduale - secondo fonti dell'UE - è stato progettato in conformità alle regole dell'OMC, garantendo una parità di condizioni tra le imprese appartenenti all'UE e quelle non appartenenti, sostenendo nel contempo gli obiettivi climatici dell'Unione.

Le associazioni industriali di molti settori, inclusi quelli che rappresentano la filiera dell'alluminio e dell'acciaio, si sono pronunciate contrarie al provvedimento. Eurofer sostiene che il nuovo quadro normativo aumenterà i costi operativi per gli stabilimenti siderurgici europei e, contrariamente alle aspettative, ostacolerà la loro capacità di investire in iniziative per ridurre la produzione di gas serra.

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lunedì 29 maggio 2023