Marcegaglia: la ripresa sarà lunga.
Marcegaglia: la ripresa sarà lunga.
Per affrontare una crisi profonda, ''la peggiore dal dopoguerra ad oggi'', e' imperativo impegnarsi in nuovi driver come l'ambiente e l'energia. Poi puntare all'integrazione in quei mercati emergenti che promettono qualcosa come 500 milioni di 'nuovi ricchi' nei prossimi anni. E occorrono riforme, anche ''impopolari e difficili'' e liberalizzazioni ovunque. All'Incontro Nielsen 2009 giunto ormai alle battute finali a Santa Margherita di Pula, in provincia di Cagliari, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia parla di crisi e delinea quella che per l'industria sono le soluzioni per uscirne, forse meglio di come ci si e' arrivati.
Marcegaglia parla in videoconferenza da Mantova alla platea di imprenditori riuniti in quello che e' una sorta di stati generali del mondo del consumo che in Sardegna, in questi giorni, ha riunito circa 500 manager in rappresentanza di 250 aziende. Piu' di tanto, premette subito, Emma Marcegaglia non puo' dire: giovedi' prossimo il presidente affrontera' l'assemblea pubblica di Confindustria, ed e' da quella sede che lancera' le proposte e le richieste alla politica. No comment, quindi, sullo stato della crisi, se non qualche considerazione inevitabilmente amara sollecitata dai dati sul Pil, ormai in caduta libera a -5,6% nei primi tre mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un argomento che non poteva essere ignorato nonostante i silenzi imposti dalla vigilia dell'Assemblea, e che fa dire a Emma Marcegaglia che questa crisi ''e' molto profonda''. Di piu', e' ''la peggiore dal dopoguerra'' ed e' una crisi ''inedita'', di quelle che rendono ''complicato fare previsioni''. La situazione e' 'nera'.
''L'andamento della produzione industriale e del commercio e' inferiore -dice Marcegaglia- rispetto alla crisi del '29. E' un problema italiano ma anche dell'Europa dove la Germania, ad esempio, fa peggio. Probabilmente -torna a spezzare una mezza lancia di fiducia il presidente di Confindustria- il peggio e' alle spalle ma la nostra percezione e' che anche se ci saranno dei piccoli miglioramenti nella seconda meta' dell'anno, la strada sara' lunga, complicata, molto dolorosa''. Qualcosa e' gia' stato fatto.
''A differenza della grande depressione in cui gli Stati non hanno reagito, in questo caso gli Stati, e anche le banche, sono intervenuti con tempestivita' anche se forse non molto coordinati. Ma questo -dice Emma Marcegaglia- ha evitato uno stato di depressione da impatto peggiore''. Di certo dopo questa crisi il mondo sara' diverso. Se nei decenni passati la domanda e' stata creato da due grandi driver, e cioe' ''la capacita' di indebitamento delle famiglie americane e un certo tipo di finanza, questo non ci sara' piu' in futuro. E per questo e' necessario individuare e anticipare i nuovi motori di crescita''.
Cosi' Emma Marcegaglia anticipa anche se a 'grandi spanne' quelle linee che saranno riprese e approfondite durante l'assemblea di Confindustria di giovedi' prossimo. Uno dei nuovi grandi driver di crescita sara' l'investimento in ambiente e energia. Un tema sul quale Confindustria pone grande attenzione affinche' ''l'Europa non ponga vincoli eccessivi all'industria verde e agli interventi sulle politiche post kyoto. Bisogna evitare -mette le mani avanti Emma Marcegaglia- che prevalga una logica impositiva, di obiettivi troppo alti o slegati al mondo reale. Ci vogliono obiettivi realizzabili, concreti, veri, non punitivi ne' imposti dall'alto''. L'energia rinnovabile ''e' una nuova frontiera industriale, un grande tema. Sul risparmio energetico l'Italia puo' fare moltissimo. Si puo' fare di piu'''. La riprova e' che Confindustria stessa ''sta portando avanti studi sul risparmio energetico sulle produzioni anche a tecnologie invariate. L'industria italiana e' partita con qualche ritardo, ma sta recuperando, il gap si sta riducendo''. Ma non puo' essere un impegno della sola Confindustria, deve essere ''una politica di tutti, dai trasporti ai comportamenti dei singoli cittadini. E non puo' essere solo l'Europa ad avere obiettivi alti. E' giusto che l'Europa per prima abbia posto il problema con obiettivi seri, ma ora occorre un grande accordo che coinvolga tutti i paesi del mondo. Gli Stati Uniti di Obama hanno fatto un grande passo. Ora lavoriamo affinche' il vertice di dicembre di Copenhagen arrivi a obiettivi condivisi''. Il secondo grande motore di sviluppo saranno poi i mercati emergenti. ''La crisi -dice Emma Marcegaglia- amplifichera' e rendera' piu' forte lo spostamento d'importanza geopolitica verso nuove frontiere, come la Cina, l'India''. Ma non solo.
''In Europa dobbiamo avviare l'integrazione verso aree che avranno una capacita' di sviluppo superiore. Penso ai Paesi del Mediterraneo, piu' vicini a noi anche culturalmente'' e dove c'e' ''un tasso di crescita che sta aumentando''. Il Presidente di Confindustrai parla anche dei paesi baltici, della Russia ''che, superata la crisi, potra' sviluppare tassi di crescita interessanti''.
Le cifre: ''si stima che nei prossimi anni ci saranno 500 milioni di 'nuove' persone ad alto reddito di cui quattro quinti nei Paesi emergenti''. E' necessario, quindi ''conquistare nuovi mercati per compensare una domanda che restera' piu' bassa in Europa e negli Stati Uniti''. Alle spalle dell'industria, pero', ci vuole la politica, le grandi riforme, le liberalizzazioni.
''L'Italia ha un'industria solida, che ha capacita' di tenuta, che ha saputo ristrutturarsi e crescere. I dati del 2007 dicono che abbiamo aumentato la quota di mercato all'estero, che siamo diventati il secondo esportatore extra europa dopo la Germania. E il processo deve continuare''.
Certo, dopo la crisi, ammette Emma Marcegaglia ''ci saranno 'morti e feriti'''. Ma ''per cogliere le nuove opportunita' dobbiamo avere un Paese piu' forte. Dobbiamo approfittare della crisi per fare riforme che sono state lasciate da parte a lungo perche' difficili e impopolari. E' il momento delle riforme, nella burocrazia, nelle pensioni, nella presenza dello Stato in economia''.
Riforme e liberalizzazioni. Su quest'ultimo fronte, che rappresenta ''un tema essenziale'', in Italia, dice il presidente di Confindustria ''non si fa niente da anni mentre il Paese ne ha bisogno per realizzare una crescita importante. Uno studio di Bankitalia afferma che una politica di forti liberalizzazioni potrebbe aumentare il Pil in termini interessanti''. Ma le liberalizzazioni, aggiunge'' debbono essere fatte ovunque, nell'energia, nei trasporti. Confindustria -anticipa- insistera' molto su questo perche' il mercato e' il modo migliore per realizzare una crescita sana e duratura''.
La crisi e' grave, profonda e inedita ma ce la si puo' fare. ''Sono convinta che, se il Paese fara' scelte chiare in materia di politica economica potra' uscirne e recuperare delle posizioni magari di maggior forza rispetto al passato. E' un risultato che non ce lo portera' la cicogna ma il nostro impegno. Per questo dobbiamo lavorare per fare dell'Italia un Paese forte, di coesione sociale, capace di riprendere il sentiero della crescita''. (Adnkronos).
