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Materie prime: le aziende temono nuove tensioni.

Materie prime: le aziende temono nuove tensioni.

Materie prime: le aziende temono nuove tensioni.
Il dibattito. Confronto a tutto campo venerdì 20 maggio alla tavola rotonda organizzata in Metalriciclo. Pasini: «L'addio al nucleare già prefigura lo scenario difficile» Bertoli: «Manca una politica in grado di darci certezze».

Tanti sogni, due certezze. Maggior stabilità dei mercati delle materie prime, contratti di lungo periodo, dialogo e sinergie di filiera, politiche comunitarie capaci di tutelare la manifattura comunitaria, gestione prudente degli strumenti finanziari: tutti desideri industriali che dovrebbero uscire dal cassetto. Ad attenderli, però, una volatilità senza precedenti ed un assetto dei mercati indirizzato da fattori esogeni all'Ue e che vede il prezzo - la sintesi delle dinamiche economiche - formarsi a molti chilometri da noi. Il rapporto tra i desideri e la realtà è stato al centro della tavola rotonda «Nuove dinamiche in atto nel mercato delle materie prime» che si è tenuta venrdì 20 maggio durante la manifestazione Metalriciclo-Recomat a Montichiari. L'ormai assodata finanziarizzazione del mercato ha cambiato forma e peso dei mercati alla luce di fattori energetici rivoluzionari per l'economia Ue. «La decisione sostanzialmente condivisa ed esplicitata, Francia a parte, di frenare sul nucleare riapre le porte - ha detto Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai - alle centrali a combustibile fossile, ovvero a nuove tensioni sul fronte delle materie prime». Non è una buona notizia per la filiera italiana dei metalli, ferrosi e non, che da tempo deve scontare elevate quotazioni di energia e minerale ferroso con i timori, fondati, di ulteriori rincari. «Dal 2002 - ha ricordato Franco Zanardi, vice presidente di Assofond, l'associazione italiana delle fonderie - il mercato delle materie prime è esploso e, in Europa, ha trascinato verso il fallimento molte imprese industriali». Basti pensare che la variazione delle fluttuazioni delle quotazioni dei metalli ha un peso economico superiore al margine operativo lordo del comparto stesso delle fonderie.

«L'UE ha iniziato a rivalutare la centralità della manifattura - è intervenuto Mario Bertoli, presidente di Assomet - ma ancora manca una vera politica industriale in tema di accesso alle materie prime per dare certezze alle imprese e sostegno alla loro competitività». Che dire poi della finanziarizzazione dei mercati delle materie prime, considerando che in dieci anni la mole degli investimenti finanziari sulle materie prime da parte dei grandi operatori è decuplicata? «E' un fatto consolidato con cui dobbiamo imparare a convivere ed a gestire» ha spiegato Paolo Kauffmann della Kauffmann & Sons. E se in metallurgia l'utilizzo di strumenti finanziari è ormai consolidato per la siderurgia è un fattore nuovo. Lasciando la speculazione fuori dalla porta. «La speculazione non appartiene al commercio del rottame - ha detto Romano Pezzotti, presidente di Assofermet Rottami -. Noi non possiamo controllare i trend. Per questo, è necessario adottare strategie che tengano conto anche degli strumenti messi a disposizione dalla finanza».

Marco Taesi

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domenica 22 maggio 2011