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Minerale di ferro/Prezzi in forte rialzo oltre i 150 USD/t
domenica 24 ottobre 2010

Minerale di ferro/Prezzi in forte rialzo oltre i 150 USD/t

Dow Jones AcciaioReport
Minerale di ferro/Prezzi in forte rialzo oltre i 150 USD/t
di Gianclaudio Torlizzi

La ripresa del ristoccaggio in atto tra i produttori siderurgici cinesi inizia a far sentire il suo effetto sui prezzi del minerale di ferro. L’indice TSI 62% Fe cfr Cina ha oltrepassato in questi giorni il livello di 150 USD/t veleggiando intorno ai 155 USD/t.
Il rialzo del prezzo spot sta naturalmente incidendo anche sui corsi dello swap sul minerale scambiato a Singapore e Londra: la scadenza per ottobre 2010 veleggia a 148 USD/t. La nuova corsa del prezzo del minerale si riflette anche sull’andamento dei noli marittimi: l’indice Baltic Dry Index (Bdi) ha chiuso la scorsa settimana a 2.762 punti in rialzo del dai primi di luglio.

In una conversazione riservata con AcciaioReport nel corso della London Metal Exchange (Lme) Week, un importante player australiano nel settore dell’iron ore motiva così la recente performance dei prezzi spot: “Il problema principale del settore del minerale di ferro è la scarsità di offerta di gradi elevati – dice – nelle ultime settimane si sono diffusi rumor in base ai quali i progetti di espansione delle miniere o di sfruttamento di nuove potrebbero affrontare ritardi sulla scia di problemi infrastrutturali, permessi ambientalistici, difficoltà a reperire il capitale necessario per finanziare i progetti stessi. La risultante di queste dinamiche è che la Cina dovrà impegnarsi per immettere sul mercato qualità elevate di minerale di ferro al fine di ridurre tale scarsità di materiale. Produrre minerale di elevata qualità si tradurrà però in maggior i costi che a mio avviso potranno lievitare anche del 17% il prossimo anno rispetto al 2010 esercitando ancora più pressione sui prezzi spot. Oltre agli investimenti necessari per arrivare a tale obiettivo i gruppi minerari cinesi dovranno anche sostenere le pressioni inflazionistiche dettate dai maggiori costi del lavoro e dell’energia nonchè dell’apprezzamento dello yuan”. Stando all’operatore : “data la natura volatile della domanda sarà la curva dei costi un driver ancora più importante nella determinazione del prezzo. Tanto da far spostare di 50 USD/t il costo di produzione del minerale che oggi veleggia intorno ai 100 USD/t”. Una visione, questa, che viene sposata anche dagli analisti di Macquarie secondo i quali “forti rialzi dei prezzi saranno molti frequenti nel 2011”.

Insomma, la tesi del mercato è che con un’offerta così ristretta anche piccoli rialzi della domanda sono in grado di mandare in corto circuito i prezzi. Dicono sempre gli analisti di Macquarie che “è dalla metà del 2009 che stiamo assistendo a un vero e proprio iato dell’offerta di minerale da Australia e Brasile. A peggiorare il quadro giungono le attese che l’offerta cosiddetta seaborne sarà molti limitata anche nella prima metà del 2011 e che quindi basterà anche un leggero aumento della domanda per creare significativi deficit di materia prima nell’arco dei prossimi 6 mesi. Per questo motivo abbiamo alzato le stime 2011 a 155 USD/t CFR China”.

L’allarme lanciato dagli analisti di settore sta spingendo alcuni grandi utilizzatori e produttori di acciaio a coprirsi finanziariamente. Parla un direttore acquisti tedesco di prodotti piani incontrato nel corso della LME dinner: “il mese scorso sono riuscito a comprare contratti swap sul minerale di ferro con scadenza dicembre 2011 a 120 USD/t. È stata una mossa vincente se pensiamo che già dopo poche settimane, sulla scia del rialzo del prezzo spot TSI, la stessa consegna è già salita oltre i 130 USD/t. Praticamente ancora prima di chiudere quello che sarà il contratto che stipulerò con il mio fornitore posso dire di essermi già coperto dai probabili rialzi dei prezzi dell’acciaio per tutto il 2011”.

Gianclaudio Torlizzi
Dow Jones Energy & Commodities
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