Osservatorio Materie prime Dow Jones/8 marzo 2010/Metalli di base.
Osservatorio Materie prime Dow Jones/8 marzo 2010/Metalli di base.
by Gianclaudio Torlizzi
Nichel/Natixis, domanda 2010 in crescita grazie ad aumento ouput inox.
Nel corso del 2010, il mercato del nichel sarà sostenuto dall’aumento della produzione di acciaio inox. È quanto afferma la divisione di ricerca sulle materie prime della banca Natixis, che prevede per quest’anno un incremento della domanda di nichel pari al 10,3%, atteso soprattutto nel secondo semestre.
Il risultato, per Natixis, è che il surplus sarà limitato nel 2010 a 16.000 tonnellate e che i prezzi del nichel si attesteranno a un valore medio di 19.340 USD/t. La situazione migliorerà ulteriormente nel 2011 quando, per la prima volta dal 2006, il mercato verserà in una condizione di deficit; l’istituto avverte però che il deficit sarà decisamente contenuto, pari ad appena 6.000 tonnellate, in quanto la maggiore domanda di nichel si scontrerà con una forte crescita dell’offerta.
Parte del nuovo output arriverà molto probabilmente dalla miniera di Goro che, con una capacità di 60.000 tonnellate l’anno, dovrebbe diventare operativa nel 2011; e un altro contributo all’offerta è atteso dalla miniera di Onca Puma, con 58.000 tonnellate l’anno. Di conseguenza, Natixis prevede che le quotazioni del nichel si attesteranno in media a 19.340 USD/t, anche nel 2011. In realtà, la situazione non è proprio delle migliori: e ad ammetterlo è la stessa banca, che fa riferimento al problema delle scorte di nichel presenti nei magazzini del London Metal Exchange (Lme): queste sono salite infatti di ben 10.725 tonnellate a gennaio, registrando un nuovo incremento di 8.000 tonnellate nel mese di febbraio. In più, le importazioni cinesi di nichel hanno rallentato il passo in modo significativo, dopo aver testato un valore record nel luglio del 2009. Basti pensare che lo scorso novembre le importazioni complessive sono state di appena 12.018 tonnellate, in calo di ben il 74% rispetto alle quantità importate a luglio. Tra l’altro, si prevede che tale trend proseguirà – dunque che le importazioni cinesi scenderanno ancora – sia per gli elevati prezzi del nichel scambiato sul Lme, sia per l’abbondante quantità dell’output presente in Cina (i numeri parlano di una produzione di nichel raffinato che nel 2009 è salita nel paese del 23%, a 279.000 tonnellate).
Gli ostacoli sono tali, che Natixis presenta anche uno scenario alternativo, peggiore rispetto a quello di cui sopra e caratterizzato da una fase di rallentamento economico più forte delle attese, che potrebbe vedere i prezzi del nichel scendere fino a 17.500 USD/t nel 2010 e a 17.000 USD/t nel 2011. Detto questo, il gruppo non esclude neanche un outlook migliore e parla della possibilità che la produzione di acciaio inox cresca in modo più sostenuto rispetto alle stime: se tale situazione si avverasse, a suo avviso le quotazioni del nichel potrebbero arrivare a toccare i 20.050 USD/t nel 2010 e i 22.000 USD/t nel 2011.
D’altronde, continua Natixis, è vero che l’offerta di nichel sembra proiettata per ora verso un trend di maggiore crescita, ma è altrettanto vero che esiste molta incertezza sui progetti HPAL di prossima generazione.
Molibdeno/Deutsche Bank alza stime prezzi 2010 e 2011
I prezzi del molibdeno continueranno a puntare verso l’alto, sostenuti sia dalla solidità della domanda di acciaio proveniente dai paesi emergenti, sia dalla ripresa, seppur modesta, delle economie dell’Ocse. È quanto sostiene Deutsche Bank che in un’analisi rivede al rialzo le stime sui prezzi del molibdeno per il 2010-2011 a causa del deficit che suo avviso caratterizzerà il mercato. Di fatto, la banca ritiene che i prezzi del molibdeno saliranno quest’anno a 18 USD/lb - contro i 16 USD/lb precedentemente stimati – per balzare poi nel 2011 fino a 25 USD/lb, un valore decisamente più alto rispetto ai 15 USD/lb previsti nell’outlook precedente.
Il rialzo del target sui prezzi, spiega Deustche Bank, può essere motivato con diversi fattori, ma soprattutto con il maggiore appetito della Cina per gli acciai “sofisticati”, come l’inox.
La crescita dell’utilizzo del molibdeno è tale che l’istituto prevede che l’intensità dei consumi della risorsa del paese del dragone riusciranno a eguagliare quasi, un giorno, quella degli Stati Uniti. C’è poi un altro fattore da considerare, che riguarda ancora la Cina.
Produttore di molibdeno numero uno al mondo, il paese era solito importare in passato grandi quantità di concentrato di molibdeno, che venivano poi mescolate con il concentrato prodotto sul mercato interno. Il tutto veniva poi lavorato e parte del prodotto anche esportato.
Nel corso degli ultimi anni, però, la situazione è cambiata, in quanto le importazioni cinesi di concentrato di molibdeno sono scese, e ciò è accaduto anche per la decisione della Cina di puntare di più sulla produzione delle proprie miniere. Da allora, il paese ha iniziato ad assistere però a un calo nelle esportazioni nette di ossidi di molibdeno (come il ferro-molibdeno), a causa del rialzo della domanda interna.
In questa situazione, secondo Deutsche Bank è dunque possibile che il mercato cinese di molibdeno farà fronte a episodi di scarsità dell’offerta a vantaggio dei prezzi, che potranno essere acuiti anche da alcune regole che Pechino ha varato per regolamentare la propria industria.
La Cina potrebbe trasformarsi così da esportatore netto di molibdeno a importatore netto: una metamorfosi che, secondo l’istituto, avrà effetti di lungo termine notevoli sul mercato. E una situazione che porterà i prezzi a viaggiare a livelli più alti che in passato.
Infine, la banca esamina il ruolo della domanda dei paesi occidentali nel mercato del molibdeno: a suo avviso in questo caso il contributo sarà piuttosto debole, sia per il ritmo di ripresa dell’economia, che rimane debole, sia per le condizioni in cui versa la maggior parte dei produttori di acciaio inox, che assistono solo “a una modesta ripresa degli ordinativi”.
