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Osservatorio materie prime
sabato 2 luglio 2011

Osservatorio materie prime

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Osservatorio materie prime
T-Commodity Weekly Digest
Edizione n. 16 – 4 luglio 2011
Il contratto a termine a 3 mesi del rame e il resto dei metalli di base scambiati sul London Metal Exchange hanno chiuso la settimana di trading in tono positivo trainato al rialzo dal nuovo indebolimento del dollaro Usa e dal voto di fiducia favorevole da parte del Parlamento Greco del piano di austerità presentato dal governo. Interessante è il rimbalzo del nichel che si è riaffacciato in area 23.000 USD/t, dopo aver conosciuto una flessione del 27% dal massimo degli ultimo 3 anni a 29.425 USD/t toccata lo scorso febbraio. A fronte di questo rimbalzo del mercato i nostri clienti sono dunque interessati nel sapere se la nostra view ribassista di breve termine sia rimasta immutata. Dal nostro punto di vista, manteniamo l’impostazione di attenderci nell’arco delle prossime settimane un nuovo storno del mercato. Riteniamo che al momento infatti non stiano giungendo notizie né dal fronte economico né tantomeno da quello dei fondamentali dei metalli tali da giustificare una nuova fase di rialzi sostenibili. In base ai nostri contatti a Londra tanto per fare un esempio è emerso che il rimbalzo di questi giorni del rame sia in larga parte determinato dalla chiusura (riacquisto) di opzioni short (ribassiste) con scadenza a luglio a un target di 9.000 USD/t e non quindi a una diffusa attività di acquisto in prospettiva di rialzo sostenibile del prezzo.

Non basta però questo elemento per spiegare il motivo per cui, malgrado tutte le criticità che attualmente caratterizzato il contesto macroeconomico, il prezzo del rame non si scrolli dai 9.000 USD/t. La nostra tesi di fondo è che il mercato dei metalli di base oggi sia artificialmente supportato dalle banche d’affari a cui interessa mantenere una certa tensione sul fronte prezzi per spingere i clienti a firmare costosi contratti swap. La sensazione è che una volta chiuso un soddisfacente numero di contratti finanziari con le aziende utilizzatrici, le suddette banche faranno mancare il loro appoggio al mercato, provocandone il crollo e ottenendo così un doppio guadagno: commissioni di trading per gli swap e capital gain per aver scommesso sul ribasso del prezzo delle commodity.

Al netto di queste considerazioni, l’unico spunto di mercato continua a giungere dal fattore valutario che continua anch’esso a essere sollecitato dalla speculazione di brevissimo termine. Come abbiamo ribadito nei giorni scorsi, non ci attendiamo certamente che la Grecia dichiari il default: la paura da parte di Bruxelles di creare un nuovo effetto Lehman Brothers sui mercati internazionali è tale che in queste settimane si farà del tutto per almeno rinviare il problema al 2012. Riteniamo dunque che almeno fino alla fine dell’anno l’euro si manterrà generalmente supportato nei confronti del dollaro Usa.

Detto questo però, riteniamo che nell’attuale periodo di “limbo”, fino a che la crisi greca non sarà pienamente risolta, vi siano gli spazi per spingere, seppur brevemente, l’eurodollaro al di sotto del livello di 1,40, trainato dall’andamento del prezzo del petrolio che appare incanalato lungo un canale di breve termine ribassista. E uno storno su eurodollaro e petrolio non potrebbe non avere effetti sul mercato dei metalli di base. Gianclaudio Torlizzi
Partner T-Commodity srl a socio unico
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Tel.: +39.02.3653.3528
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