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Produttori e grandi buyer, è scontro

Produttori e grandi buyer, è scontro

Produttori e grandi buyer, è scontro


Produttori e grandi buyer, è scontro
di Gianclaudio Torlizzi

Si respira un’aria di forte tensione tra produttori e grandi buyer. Il balzo dei prezzi della materia prima (minerale di ferro e carbone da cokeria) sta mettendo in seria difficoltà i fornitori di acciaio. I quali, se da un lato non riscontrano grandi ostacoli nel trasferire tali costi sui prezzi nel mercato spot, dall’altro lato si trovano impossibilitati a farlo nel caso dei contratti annuali in vigore con i grandi buyer dell’auto e dell’elettrodomestico. Tuttavia, stando ad AcciaioReport, alcuni produttori starebbero iniziando a prendere in considerazione l’ipotesi di rompere i contratti annuali esistenti invocando motivi di forza maggiore.

“Non c’è dubbio che i contratti annuali si stiano rivelando un autentico salasso per i produttori – spiega un produttore – al momento è in atto una dialettica tra noi e i grandi utilizzatori ma non nascondo che si sta ragionando se invocare motivi di forza maggiore per rompere tali contratti al fine di lasciar passare un aggravio dei prezzi. Certo, molto dipenderà anche dai precedenti storici. Ci sono stati casi infatti in cui alcuni grandi buyer abbiano rotto i contratti con il fornitore quando i prezzi si erano rivelati più bassi di quelli stabiliti all’atto della ratifica del contratto. In frangenti come questi sarebbe per noi più facile rompere il contratto”. Per il momento però nel caso degli accordi annuali nessuno primo passo formale e concreto è stato fatto. “Con Marcegaglia abbiamo in vigore un contratto annuale che prevede per il secondo semestre un corridoio – ci spiega un buyer - bene, all’atto della ridiscussione per il secondo semestre nessun aumento dei prezzi ci è stato chiesto dagli attuali 430 euro la tonnellata dai 630 sul mercato spot. Sia chiaro, ci ha fatto presente delle difficoltà ma ci ha riaffermato il contratto garantendoci le quantità richieste. La cosa un po’ ci ha fatto riflettere dato che solo 3 settimane fa l’atteggiamento che percepivamo era diverso, molto più propenso a includere un surcharge sul prezzo discusso a novembre 2009 valido per la prima metà dell’anno. Non è che i prezzi rischiano di scendere nei prossimi mesi a fronte di questa domanda finale ancora debole?”.

Questa situazione di confusione che vige sul fronte dei contratti annuali ha assunto un aspetto quasi drammatico nel caso in cui i contratti firmati siano stati semestrali. Stando a quanto raccolto da AcciaioReport, davanti alla richiesta di Arcelor Mittal di un aumento del prezzo di 250 euro la tonnellata rispetto al prezzo del primo semestre dell’anno (450 euro la tonnellata) uno tra i maggiori produttori italiani di elettrodomestici ha detto no.

“Arcelor è venuta a chiederci un aumento di 250 euro la tonnellata dal prezzo di 450 euro la tonnellata valido per la prima metà dell’anno garantendoci che non farà distinzioni e chiederà tali aumenti per tutti anche a chi ha contratti annuali come l’automotive, seppur partendo da livelli di prezzi più elevati. Noi abbiamo respinto tali richieste annullando qualsiasi fornitura sul terzo e quarto trimestre dell’anno. In effetti però – ammette - il legame si era già rotto quando Arcelor si era rifiutata di farci lo scorso novembre un contratto annuale”.

In questo acceso clima di aspra dialettica tra produttori e grandi buyer come si inquadrano i commercianti e i centri di servizio? “Sarebbe certo spiacevole accorgersi che il rialzo dei prezzi venisse interamente scaricato sul mercato spot, ma, devo essere sincero non credo che ciò stia avvenendo – ragiona il titolare di centro di servizio – la vera richiesta che noi facciamo da tempo ai nostri fornitori semmai è un’altra, quella ovverosia di poter avere contratti a lunga scadenza come il ‘bianco’ e l’auto. Insomma, capisco che il prezzo sul mercato spot possa essere maggiore di quello in vigore nel contratti annuali ma allora perché a noi non è concesso fare la stessa cosa? E’ questo a mio modo di vedere il vero problema con il mondo della produzione.

Una certa discrepanza di vedute persiste anche sul fronte delle prospettive dei prezzi. In queste ultime settimane qualche voce si è levata prevedendo un calo se non addirittura un crollo dei prezzi a partire dal secondo semestre. A onor del vero non esistono oggi le condizioni per cui ciò avvenga. Certo, l’economia cinese sta cercando di portarsi lungo il sentiero della crescita sostenibile cercando di frenare gli eccessi speculativi nel mercato immobiliare, mentre in Europa i consumi interni (complici le politiche anti-deficit che verranno implementate dai governi) rimarranno asfittici per molto tempo lasciando all’export la vera ancora di salvezza per molte economie, a partire dalla nostra. Ciononostante, il trend dei prezzi rimane al rialzo. Dice un produttore: “io credo che i prezzi non abbiano ancora visto i massimi e che arriveremo tranquillamente a 700 euro la tonnellata. I distributori e centri di servizio sbagliano se pensano di aspettare un prossimo calo per comprare acciaio. In Cina stessa, non esiste oggi un solo produttore disposto a cedere un dollaro sul prezzo dell’acciaio. Dunque di che cosa stiamo parlando?”.

“Oggi ci battiamo aspramente per risolvere le problematiche relative ai prezzi nel 2010 – conclude il direttore acquisti del gruppo elettrodomestico – ma per quello che riguarderà il 2011 sarà tutta un’altra storia. Oggi stiamo già ragionando nell’affidarci a strumenti finanziari per la fissazione del prezzo. Lo scoglio da superare è paradossalmente proprio all’interno delle aziende industriali sia perché occorre inquadrare le politiche di hedging all’interno dei  principi IAS sia perché è necessario cambiare filosofia del management. Oggi non si può più ragionare sul comprare al miglior prezzo, ma al prezzo che mi garantisce la sostenibilità del business”.  

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lunedì 17 maggio 2010