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Quale impatto per gli aumenti di gas ed elettricità? Viaggio nella filiera dell’acciaio

Quale impatto per gli aumenti di gas ed elettricità? Viaggio nella filiera dell’acciaio

Quale impatto per gli aumenti di gas ed elettricità? Viaggio nella filiera dell’acciaio

Gli aumenti dei costi di elettricità e gas stanno colpendo tutta la filiera della produzione e lavorazione dei metalli, dall’acciaieria fino a chi fa prodotto finito, passando per chi si occupa di impianti e di tutte le fasi intermedie. Lo fanno però in modo differenziato: ci sono aziende energivore, altre che lo sono meno, imprese che accusano gli effetti in modo diretto o indiretto, o su cui gli effetti (ancora) non si sono ripercossi. Voglio partire da chi sta a monte della catena per arrivare a valle, prendendo in analisi lo stato di salute di un settore fatto da pesci grandi e piccoli, aziende strutturate o familiari, campioni di resilienza e imprese in sofferenza.

Lo farò mettendo assieme le informazioni raccolte in alcuni congressi ed eventi pubblici recenti, nonché attraverso la viva voce delle imprese presenti su expometals.net. In particolare metterò a confronto ciò che accade in Italia e in Germania.



Del tema energia si è parlato ad esempio durante un recente convegno dei mollifici italiani a Milano, cui hanno partecipato personalità eminenti, tra le quali Antonio Gozzi, Presidente di Federacciai e del gruppo Duferco: “Come produttore di travi e laminati lunghi, mi confronto con competitor in Europa che pagano l’energia molto meno di me, in Italia. Gli spagnoli hanno costi quattro volte inferiori. Sono le asimmetrie competitive il vero problema dell’industria europea”.
Anche Giuseppe Pasini, Presidente del gruppo Feralpi, ha recentemente dichiarato: “Il costo attuale dell’energia non ci permette più di essere competitivi all’estero, e non mi riferisco esclusivamente alla siderurgia”. Entrambi puntano il dito verso l’Europa; la mancanza di una politica comune, dicono, sta mettendo a rischio la sopravvivenza di interi comparti.

Per le aziende siderurgiche italiane l’incidenza di gas ed elettricità sui bilanci è passata dal 17% di fine 2021 al 39% attuale. Cosa succede nel frattempo in Germania? Secondo la federazione dell’acciaio WV Stahl, i costi aggiuntivi per l'elettricità ed il gas nelle aziende siderurgiche tedesche, calcolati sull’intero anno, sono attualmente di circa 10 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente, quasi un quarto del fatturato che il settore ha realizzato in media negli ultimi anni.
Come si ripercuote questo su chi trasforma l’acciaio? Andrea Beri, CEO di Steelgroup, brand che raggruppa quattro aziende produttrici di barre, trefoli e fili, è apparso il 13 settembre a Porta a Porta per parlare, molto concretamente, delle avversità che sono costrette ad affrontare aziende come la sua: i 165.000 euro di bollette di gas ed elettricità pagati a novembre 2019 sono raddoppiati nel 2021, e si calcola che settuplichino a novembre 2022; la previsione è di un totale di ben 1.100.000 euro.
“Regna una confusione incredibile,” conferma Pietro Spina, Direttore Commerciale presso ITA Spa, parte di Steelgroup: “Non solo nell’UE non stiamo pagando tutti allo stesso modo gas ed elettricità; nella stessa nazione ci possono essere condizioni molto diverse, tra chi ha i contratti in scadenza, chi è riuscito a bloccare i prezzi mesi or sono, con termini migliori, ecc. Noi stiamo continuando a lavorare, limando i costi, riprogrammando le produzioni, ma siamo - come tutti - molto preoccupati soprattutto per le ripercussioni che tutto ciò avrà sull’economia reale e sul consumo. L’automotive è già quasi fermo, le costruzioni stanno rallentando per l’aumento dei costi delle materie prime. È ancora più difficile che nel periodo Covid, e forse peggio anche della crisi del 2008, che era speculativa/finanziaria, perché mai prima d’ora avevamo sperimentato tali problematiche sulle materie prime, comprese gas ed energia”.

Markus Giese, CEO della trafileria tedesca Drahtwerk Wagener, conferma che la situazione è spinosa anche nel suo Paese: “Noi partiamo da vergella ad alto tenore di carbonio per produrre fili per molle e funi d'acciaio. Per la natura della nostra attività, abbiamo bisogno di un'enorme quantità di energia per i nostri processi, e parliamo sia di energia elettrica che di gas naturale. Questo costo, che ha sempre avuto un peso specifico importante per noi, è aumentato di 8 volte. Ai livelli attuali, è quasi impossibile gestire l'azienda senza perdite”. Il panorama fosco si ritrova anche nel portafoglio ordini: “Da maggio ad ora, registriamo un calo della domanda in tutti i settori che riforniamo: automotive, arredamento, elettrodomestici, macchinari, edilizia, agricoltura. Sono troppi i problemi che si sono presentati contemporaneamente: la guerra, la crisi, le catene di approvvigionamento interrotte, i prezzi dell'energia, la debolezza dell'euro, il calo dei consumi privati; le difficoltà sono simili nei maggiori mercati”. Secondo le previsioni di Giese, anche alla luce della sfida della neutralità climatica che si pone al settore per l’immediato futuro, “i prezzi dell’energia rimarranno su un livello alto.” Giese aggiunge: “Ho serie preoccupazioni sulla competitività delle nostre attività in generale, ma in particolare nel business internazionale. Guardando alla fine dell’anno e all'inizio del 2023, non ho aspettative positive. L'unica cosa che possiamo fare è stare vicini ai nostri fornitori e ai nostri clienti e cercare soluzioni per gestire le sfide che ci troviamo ad affrontare ogni giorno”.



E chi fa impianti e macchinari, come si colloca in questo scenario? Lucia Frigerio
, alla testa di MFL Group, ha parlato al convegno dei mollifici di Milano di “situazione drammatica”. Secondo lei, occorre tornare a ragionare di distretti: il suo gruppo, noto per la costruzione di macchinari per filo, cavo e fune, ha messo a terra un progetto in collaborazione con il Politecnico di Milano ed alcune aziende attive nella trasformazione del metallo, di open innovation, per condividere esperienze, ricerche, temi comuni lungo una filiera verticale.

Per capire come se la passano i produttori di macchinari, mi sono confrontata anche con l’Ing. Brocato - Direttore Commerciale & Marketing di Engitec Technologies, che progetta e installa in tutto il mondo impianti chiavi in mano e macchinari per il settore fonderie, sia per metalli ferrosi che non ferrosi. “Vedo un rallentamento nelle attività dell’industria europea, maggiore vivacità nelle due Americhe (cito ad esempio il Messico) e nei Paesi dell’Est del mondo, soprattutto l’India. I grandi gruppi sono ancora operosi e stanno facendo investimenti; ma a mio avviso il next normal sarà caratterizzato da una regionalizzazione di molti mercati, in particolare dei prodotti poveri. Pensiamo al caro trasporti, che vede i prezzi quintuplicati rispetto al periodo precedente. Secondo me, laddove possibile, si assisterà all’implementazione di impianti più piccoli, che possiamo chiamare "Regional" per servire distanze più brevi”.

Sempre a Milano, al convegno suddetto, Federico Visentin, alla guida della Mevis - che produce molle e componenti metallici - e nella veste di Presidente di Federmeccanica, federazione che riunisce 16mila imprese dell’industria metalmeccanica, ha parlato di un secondo semestre che sarà “devastante per i nostri bilanci”: “Il vero problema per le nostre aziende è trasferire gli aumenti a valle”.

“Siamo di fronte all’abisso,” non suonano molto meglio le parole che Christian Vietmeyer, Direttore Generale della WSM, associazione per la lavorazione dell'acciaio e dei metalli tedesca, ha rilasciato in un comunicato l’8 settembre scorso: “La crisi industriale è tangibile. Le aziende stanno tagliando la produzione e ogni giorno perdiamo un valore aggiunto che non tornerà”. La novità a cui gli industriali tedeschi, ma non solo, guardano con speranza è del 29 settembre scorso, quando il governo federale tedesco ha annunciato un pacchetto di misure di dimensioni record (200 miliardi di euro) per contenere la crisi dei prezzi dell'energia. Il cancelliere Scholz ha chiamato Abwehrschirm, ossia scudo di difesa, questo piano straordinario che la Germania ha varato in solitaria, in assenza di coordinamento a livello europeo.
Ha parlato di sfide che richiedono un “pensiero europeo”, invece, Paul-Bernd Vogtland a Milano il 1° ottobre scorso. Vogtland, come Presidente dei mollifici tedeschi e della European Spring Federation, ha ammesso il “pericolo di deindustrializzazione” e il rischio di “esodo di importanti industrie europee” causati dalla sovrapposizione di tutte queste crisi: energetica, delle materie prime, guerra, pandemia, eccetera.


Siamo arrivati in questo excursus a chi fa prodotto finito, ad esempio le molle. “Noi mollifici ci troviamo in precario equilibrio tra l’incudine delle acciaierie e delle trafilerie (con livelli dei prezzi del filo per molle ancora alti) e il martello dei nostri clienti, sempre più esigenti e restii ad accettare rimodulazioni di prezzo,” ha dichiarato Francesco Silvestri, Presidente di ANCCEM, l’associazione dei mollifici italiani, alla guida del mollificio ISB. Anche lui, nel suo intervento a Milano, ha citato un argomento che sta iniziando ad emergere nel dibattito pubblico: la parola chiave è deglobalizzazione; di fronte ad un’internazionalizzazione selvaggia, che ha portato alle storture e degenerazioni degli ultimi anni, è opportuno ripensare alle direttrici dello sviluppo - il che potrebbe significare attingere per energie e risorse nei continenti di appartenenza, prima e più che altrove.
“È vero che noi produttori di molle non siamo aziende molto energivore," dice Angelo Cortesi, fondatore e amministratore del mollificio Co.El., nonché Past President di ANCCEM, "ma sui nostri bilanci le bollette aumentate pesano eccome, anche perché non abbiamo contratti vantaggiosi come può averli un’acciaieria. Senza contare che, se il mio trattamentista spegne alcuni impianti per ottimizzare i costi, questo si ripercuote anche su di me, provocando ritardi nelle consegne. Tra giugno e luglio il portafoglio ordini si è assottigliato; settembre è andato bene, ma prevedo un calo per ottobre di almeno il 20-25%. Sentendo un po’ in giro, anche i miei colleghi lamentano grossomodo la stessa situazione. Se non si trovano vie d’uscita, quest’autunno potrebbe mancare anche la materia prima”. La paura, ancora una volta, è la perdita di competitività delle aziende. “Che tipo di Europa stiamo costruendo? Che tipo di economia?” si chiede Cortesi, e con lui diversi dei nostri interlocutori, che si scagliano contro la finanza, la speculazione e l’opportunismo dei pochi che, in questa situazione, ci stanno guadagnando: "Tutta colpa di una finanza fuori controllo e di una politica ad essa sottomessa incapace di reagire anche quando la situazione economica e sociale è diventata pericolosamente insostenibile," Cortesi ne è fortemente convinto.
Vediamo la testimonianza di una viteria, la Dell'Era Ermanno e Figlio di Valmadrera (LC): “Il caro energia ci tocca in modo diretto ed indiretto. Ad esempio, stiamo subendo rincari da parte di chi fa trattamenti superficiali e termici,” dichiara Paolo Dell’Era. “Ho sentito che qualche azienda si sta attrezzando comprando gas liquido per riconvertirlo in ditta con rigassificatori interni”, aggiunge. E la domanda come va? “Si nota una certa stasi, il mercato non assorbe più come prima: l’automotive è in un limbo tutto suo, l’industry sta subendo una battuta di arresto. La preoccupazione si sente”.
Anche la WSM tedesca, organizzazione che comprende tra gli altri l’associazione delle viterie, aveva avvertito a suo tempo di una “crisi industriale sempre più avanzata”, una produzione che sta “perdendo sempre più slancio” ed un “volume degli ordini che si sta riducendo enormemente”. Secondo il Direttore Vietmeyer, al netto delle misure straordinarie annunciate dal suo Governo, “le aspettative di business per i prossimi mesi sono scese al livello riscontrato durante la pandemia”.
Le ultime notizie dalle istituzioni europee indicano una UE sempre più vicina all’adozione di un price cap sul gas, misura non condivisa da tutti i Paesi membri.

Si alzano comunque sempre più alte le voci che chiedono interventi - nazionali o sovranazionali - a supporto dell’industria europea. Prima che sia troppo tardi.   Daniela Di Maggio
Caporedattrice
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domenica 9 ottobre 2022