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Dal 1° luglio si inaspriscono le regole sull'import di acciaio nell’UE
lunedì 8 giugno 2026

Dal 1° luglio si inaspriscono le regole sull'import di acciaio nell’UE

Dal 1° luglio si inaspriscono le regole sull'import di acciaio nell’UE

Il 19 maggio scorso il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza — 606 voti favorevoli, 16 contrari, 39 astenuti — il nuovo regolamento di salvaguardia per il mercato siderurgico. Il testo è in attesa di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE; una volta pubblicato, entrerà in vigore il giorno successivo e si applicherà dal 1° luglio 2026, sostituendo le misure in scadenza il 30 giugno.

 

Cosa cambia dal 1° luglio

 

Le nuove norme sono sensibilmente più restrittive rispetto a quelle attuali. La quota annua di prodotti siderurgici importabili senza dazio scende a 18,3 milioni di tonnellate — il 47% in meno rispetto al 2024 — mentre il dazio applicato oltre tale soglia sale al 50%, contro l'attuale 25%. Le misure coprono le categorie di prodotti siderurgici elencate nell’Allegato I del regolamento, con quote gestite su base trimestrale. Nel primo anno di applicazione — dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2027 — i volumi trimestrali inutilizzati saranno riportati al trimestre successivo, all’interno dello stesso anno di applicazione. Dal 1° luglio 2027, la Commissione stabilirà tramite atto di esecuzione, per ciascuna categoria di prodotto, se i volumi inutilizzati potranno continuare a essere riportati. Cambia anche il criterio di origine: con la regola "melt and pour", ciò che conta è il Paese in cui il materiale è stato prodotto per la prima volta in forma liquida e poi colato nel suo primo stato solido, non quello di eventuali lavorazioni successive. Questo specifico requisito di tracciabilità — in base al quale gli importatori dovranno fornire prove verificabili, come un mill test certificate, del Paese di “melt and pour” — si applicherà dal 1° ottobre 2026.

 

Sullo sfondo c'è la sovraccapacità produttiva globale, stimata dall’OCSE in 721 milioni di tonnellate entro il 2027 — oltre cinque volte il consumo annuo dell'intera UE — che ha già compresso il tasso di utilizzo degli impianti siderurgici europei al 65%, dato che la stessa Commissione europea definisce "insostenibile nel lungo periodo" nel suo Steel and Metals Action Plan. L'obiettivo dichiarato delle nuove misure, secondo EUROFER, è riportare l'utilizzo della capacità all'80-85%.

 

I produttori ci credono: ripartono gli altiforni

 

I dati di mercato confermano che le misure stanno già modificando le strategie dei grandi produttori europei. Secondo MEPS International, i principali produttori europei — tra cui ArcelorMittal, thyssenkrupp e Salzgitter — stanno indicando prospettive più favorevoli per la seconda metà del 2026, anche alla luce delle nuove misure di difesa commerciale UE.

 

La reazione più concreta arriva dagli investimenti in capacità produttiva: Salzgitter ha pianificato il riavvio dell'altoforno C per l'autunno 2026, in coincidenza con l'applicazione del nuovo regime. ArcelorMittal ha già riavviato l’altoforno n. 3 a Dąbrowa Górnicza, in Polonia, e sta riportando a pieno regime anche il sito di Fos-sur-Mer, in Francia.

 

Sul fronte degli acquisti, secondo MEPS molti buyer europei stanno già spostando le forniture verso i produttori locali: un distributore ha dichiarato di operare ormai al 90% su fornitura locale, mentre in precedenza dipendeva per il 90% dalle importazioni.

Karin Karlsbro al Parlamento europeo durante il dibattito sul regolamento acciaio, maggio 2026

Karin Karlsbro, relatrice del Parlamento europeo sul nuovo regolamento di salvaguardia sull'acciaio, durante la sessione plenaria di Strasburgo del 18 maggio 2026. © European Union 2026 – Source: European Parliament. Photo: Laurie Dieffembacq.


Il nodo della filiera a valle

 

EUROFER, l'associazione europea dei produttori siderurgici, accoglie le nuove misure con soddisfazione:

«In un momento di crescente incertezza geopolitica e di distorsioni di mercato, è un segnale importante che l'UE è pronta a difendere la propria base industriale», ha dichiarato il direttore generale Axel Eggert.

Di segno opposto la posizione di Assofermet, che pur riconoscendo la necessità di difendere la siderurgia europea richiama l’attenzione sugli effetti per la filiera a valle. Secondo l’associazione, la combinazione tra quote più rigide, dazi più elevati e nuovi obblighi legati a tracciabilità e CBAM rischia di tradursi in un aumento dei costi di approvvigionamento, in una minore disponibilità di materiale e in un ulteriore aggravio amministrativo per distributori, trasformatori e utilizzatori finali. Da qui la richiesta a Bruxelles di valutare l’impatto complessivo delle misure sull’intera catena del valore, per evitare che una protezione pensata per rafforzare l’industria europea finisca per penalizzare una parte rilevante del comparto.

 

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