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Siderurgia cinese: concorrenza sleale?
martedì 24 febbraio 2009

Siderurgia cinese: concorrenza sleale?

La siderurgia cinese preoccupa l'Europa.

Un rapporto commissionato dalla Confederazione Europea delle Industrie del Ferro e dell'Acciaio mette in guardia dalla concorrenza sleale di Pechino nel settore. Aiuti di stato che penalizzano il mercato mondiale e europeo.
La siderurgia cinese ha fatto un balzo stratosferico da importatore netto nel 2005 a massimo esportatore mondiale nel 2007. Miracoli del libero mercato o concorrenza sleale? Propende per la seconda ipotesi la ricerca elaborata per conto di Eurofer, la Confederazione Europea delle Industrie del Ferro e dell'Acciaio, dall'agenzia specializzata Think!Desk China Research & Consultino, presentata oggi a Bruxelles dall’eurodeputata Elisabetta Gardini.

Il quadro che ne esce dimostra, secondo gli autori del rapporto “il grave atteggiamento del Governo cinese, reo di intervenire con aiuti alle proprie imprese siderurgiche, nonchè di favorire politiche protezionistiche a danno delle aziende straniere e, quindi, della libera concorrenza”. In un settore, peraltro, per propria natura tipicamente globale e per cui sono necessarie, secondo Gardini, “regole, condivise e rispettate, per fermare il protezionismo, che porta solo danni”. Regole necessarie alla luce anche di quanto deciso dallo stesso G7, nella sua ultima riunione a Roma. Non è la prima volta che in Europa vengono sollevati dubbi sulla “bontà” dell’economia cinese. Già nel 2005 gli industriali calzaturieri chiesero alla Commissione europea un impegno contro le scarpe a basso costo cinesi, ottenendo in risposta che "i consumatori sono felici di poter spendere poco".

Oggi però, mette in guardia la Gardini, “si vede tutta la fragilità del dumping, la felicità dei consumatori è durata pochi anni, ed ora, anche a causa di quei fenomeni, non ci sono più soldi da spendere. La Cina insomma costruisce sulla sabbia, se lavora per distruggere il nostro mercato. Ora stanno venendo al pettine tutti i nodi di in mercato lasciato a se stesso, per cui la Commissione Ue deve vigilare affinché ci sia parità di condizioni per le nostre aziende, altrimenti sono a rischio, come abbiamo visto, posti di lavoro e Pil".  

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