Siderurgia in allarme per i continui rincari del ferro
Siderurgia in allarme per i continui rincari del ferro di Massimiliano Del Barba
BRESCIA - I vantaggi della timida ma costante ripresa del mercato internazionale registrata nell'ultimo bimestre rischiano di essere azzerati dal preponderante e altrettanto costante aumento del prezzo delle materie prime. Un'inaspettata combinazione di fattori che non scioglie le riserve di chi, come gli operatori del settore siderurgico, è uscito da un 2009 con i fatturati ridimensionati di quasi il 50% e nei primi quattro mesi dell'anno ha visto schizzare il prezzo del minerale di ferro a livelli superiori di oltre il 20% rispetto al primo quadrimestre 2009.
«Il comparto - spiega il presidente di Federacciai, Giuseppe Pasini - sta vivendo una situazione apparentemente paradossale: il costo delle materie prime corre di più di una domanda che ancora stenta a dare segni durevoli di ripresa. Ciò è dato essenzialmente dal fatto che il mondo siderurgico è diviso fra economie, come quella cinese, che stanno facendo incetta di ferro sui mercati internazionali ed economie, come quella italiana, in difficoltà nel trasferire sui prezzi di vendita gli aumenti dei costi decisi, a monte, da pochi soggetti ormai totalmente globalizzati». Ancora negativo l'andamento dell'acciaio per l'edilizia, più positivo invece l'inox, per il quale si comincia a notare un aumento di ordinativi. «Emma Marcegaglia a Parma è stata esplicita - prosegue Pasini - quando ha detto che l'obiettivo comune di industriali e politici deve essere quello di far crescere questo paese, a cominciare dal capitolo infrastrutture e in particolare dal Piano casa che, però, non è ancora partito. Ci aspettiamo maggior impegno dal governo su questo fronte». E per il numero uno degli acciaieri, anche la conferma e l'avanzata del centrodestra nelle regioni più industrializzate ha valore di cambiale: «L'Italia che lavora e produce con il voto alle elezioni regionali ha dato fiducia a questo esecutivo, che tuttavia ora deve fornire una risposta chiara su alcuni nodi fondamentali di politica industriale». A cominciare dal costo della bolletta energetica, sul quale «qualcosa è stato fatto con la liberalizzazione del mercato», ma che ancora «colma di poco il gap che ci separa dai nostri competitor europei, Francia e Germania in testa». In attesa del nucleare, per Pasini, è quindi necessario «lavorare sui pacchetti energetici per arginare tale divario».
Domani a Milano, in qualità di presidente del gruppo Feralpi di Lonato (Brescia) che ha appena chiuso il suo terzo bilancio sociale, Pasini riceverà il premio della Fondazione Sodalitas dedicato all'impegno delle imprese per un futuro sostenibile: «Nonostante il momento non facile - sottolinea -, il gruppo ha continuato a credere che investire sul capitale umano sia una delle leve per uscire in fretta dalla crisi, soprattutto se viene coinvolto il territorio dove si fa impresa». Al di fuori dei dati di bilancio, che per quanto riguarda Feralpi per il 2009 parlano di una diminuzione media del 25%, «le imprese - conclude - devono dimostrarsi consce di essere portatrici di sviluppo sociale, non solo poiché anche grazie al massiccio utilizzo degli ammortizzatori sono riuscite a mantenere accettabili i livelli occupazionali, ma anche perché fare industria, con tutte le sue problematiche economiche e di impatto ambientale, in Italia significa a tutti gli effetti fare cultura».
Fonte: Il sole 24 ore
