Sovracapacità cinese, a che punto siamo
364 milioni di tonnellate, questo è il numero che descrive l'eccesso di capacità di produzione di acciaio cinese, secondo dati dell'associazione delle acciaierie tedesche. Una sovracapacità di produzione da tempo ormai nel mirino delle industrie dell'Occidente, preoccupate per l'invasione di acciaio (ma lo stesso discorso vale per l'alluminio) a basso prezzo proveniente dal gigante orientale.
Il governo cinese ha intensificato i suoi sforzi per tagliare la produzione. Tuttavia, nel 2016 la maggior parte della riduzione delle capacità ha riguardato impianti già inattivi o dismessi. Le stime di S&P Global Platts citate da Reuters dicono che i tagli di capacità effettuati ammontano a 80 milioni di tonnellate.
Le esportazioni cinesi di acciaio sono rimaste sostanzialmente stabili nel corso dell'ultimo anno, nonostante la pressione internazionale (109 contro 111 milioni di tonnellate, 2016 contro 2015). Gli ultimi dati (25 gennaio) rilasciati dalla World Steel Association ci dicono che la produzione annuale di acciaio grezzo in Cina è aumentata dell'1,2% raggiungendo 808 milioni di tonnellate. In rialzo anche la quota percentuale che è da ascrivere alla Cina sul totale della produzione mondiale: si va dal 49,4% del 2015 al 49,6% del 2016.
L'associazione dell'acciaio tedesca prevede che il surplus di capacità della Cina rimarrà ancora significativamente sopra il benchmark dei 300 milioni di tonnellate anche nel 2020.
Lo sviluppo della domanda e dell'offerta di acciaio in Cina dal 2013 ad oggi (mt)
- In blu, la capacità produttiva di acciaio grezzo
- In verde, l'approvvigionamento del mercato
- In rosso, la capacità in eccesso
Fonti: German Steel Association WV Stahl, OCSE, Consiglio di Stato, 13° piano quinquennale
Un'analisi interessante è stata fatta da Etienne Davignon, illustre ex commissario europeo per gli affari industriali ed energetici: l'industria siderurgica cinese si trova ad affrontare sfide molto simili a quelle con cui si è confrontata quella europea negli anni '70 e '80. Sulla scorta di quell'esperienza, Davignon afferma che sebbene la direzione in cui si sta muovendo il governo cinese sia corretta, per avere successo occorrerebbero strumenti chiari e sistemi di controllo decisi (ad es. prezzi minimi, quote di produzione) e soprattutto tagli più profondi e radicali.
A dicembre 2016 si è riunito per la prima volta il nuovo Forum globale sulla sovracapacità che raccoglie tutte le economie del G20, più un'altra decina di membri dell'OCSE. Il Forum riferirà annualmente ai ministri del G20 nel corso dei tre anni del suo mandato, che sarà rinnovabile.
Nel frattempo, in questi giorni l'industria dei metalli statunitense accoglie a braccia aperte l'insediamento di Donald Trump. Al grido “Buy American, Hire American” il nuovo presidente ha firmato due ordini esecutivi per la costruzione di due oleodotti richiedendo l'uso di solo acciaio americano. "Il protezionismo è la risposta sbagliata alle sfide dell'industria siderurgica globale", ha dichiarato Hans Jürgen Kerkhoff, presidente dell'associazione siderurgica tedesca. Il settore dell'acciaio tedesco è in ansia per Trump: il commercio estero della Germania è intensamente intrecciato con gli Stati Uniti; circa un quarto delle esportazioni di acciaio tedesche al di fuori dell'UE vengono inviate negli USA, i quali sono dopo il Regno Unito il più grande consumatore di beni ad alta intensità di acciaio provenienti dalla Germania.
"Nessuno emergerà come vincitore da una guerra commerciale", ha avvertito il presidente cinese Xi Jinping al World Economic Forum di Davos la scorsa settimana. Come riportato da S&P Global Platts, è abbastanza chiaro che la Cina attuerà ritorsioni contro azioni commerciali degli Stati Uniti. Nel 2014, il totale delle esportazioni cinesi di metalli e prodotti in metallo verso gli Stati Uniti - includendo non solo acciaio e alluminio non trasformato, ma anche viti, dadi, utensili – è stato di 23 miliardi di dollari pari a circa il 5% delle esportazioni totali del paese verso gli Stati Uniti (439 miliardi). Nello stesso anno solo il totale delle esportazioni agricole degli Stati Uniti verso la Cina è stato di 18,7 miliardi di dollari, di cui 15,5 di soia. Sfidare il dragone, dice Platts, potrebbe essere controproducente.
Foto in alto a destra, fonti: Stahl-Zentrum, ThyssenKrupp Steel
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