L'impatto delle tensioni in Medio Oriente sul commercio globale dell'acciaio

L'escalation delle tensioni militari tra Iran, Stati Uniti e Israele — e le conseguenti restrizioni allo Stretto di Hormuz — stanno iniziando a propagarsi lungo tutta la filiera siderurgica, principalmente attraverso le perturbazioni logistiche già in atto e le attese di un aumento dei costi energetici. Fonti di mercato come SteelRadar indicano che le aspettative al rialzo su petrolio e gas naturale potrebbero incrementare i costi di produzione dell'acciaio, mentre l'incertezza marittima sta già spingendo verso l'alto i noli e allungando i tempi di consegna.
La pressione sullo Stretto di Hormuz colpisce noli e flussi di acciaio
Lo Stretto di Hormuz è fondamentale non solo per i flussi energetici — secondo le fonti gestisce circa il 20% del commercio mondiale di petrolio — ma anche come rotta chiave per il trasporto di acciaio e materie prime. Se la situazione dovesse persistere, gli operatori di mercato avvertono di un triplice impatto: aumento dei costi energetici, rischi crescenti per l'approvvigionamento di materie prime e semilavorati (rottame e bramme in primo luogo), e pressione sui prezzi legata ai noli — una combinazione che potrebbe ridurre la disponibilità e spingere al rialzo i prezzi dell'acciaio finito.
Le esportazioni cinesi rallentano
Le perturbazioni commerciali sono già visibili sul fronte delle esportazioni. Reuters riporta che alcuni esportatori cinesi di acciaio hanno sospeso le offerte ai clienti mediorientali mentre i transiti nello Stretto "si sono praticamente fermati", con le compagnie assicurative che stanno cancellando le coperture. Il Golfo è diventato il secondo mercato di esportazione per l'acciaio cinese, assorbendo circa il 16% delle esportazioni totali dello scorso anno, e i trader segnalano che la scarsa disponibilità di navi e l'assenza di indicazioni affidabili sui noli stanno ostacolando la formulazione di nuove offerte.
GMK Center conferma che lo Stretto rappresenta la rotta principale per l'acciaio cinese verso il Golfo Persico e che gli analisti si aspettano un calo netto delle spedizioni verso la regione nel breve termine, con possibili ripercussioni sul mercato interno cinese e sui prezzi. L'istituto segnala inoltre rischi per l'approvvigionamento mediorientale, sottolineando che l'assenza dell'Iran potrebbe colpire la disponibilità di semilavorati: nel 2024, le esportazioni iraniane di billette e bramme hanno registrato una media di circa 250.000 tonnellate al mese.
Possibili effetti a catena per l'Europa
Per l'Europa, la stessa fonte evidenzia un rischio di secondo livello: i recenti flussi dai paesi del Golfo verso l'UE potrebbero essere minacciati se le perturbazioni dovessero proseguire. Vengono citate circa 165.000 tonnellate di coil laminato a caldo saudita e circa 130.000 tonnellate di coil zincato a caldo emiratino importate nell'UE nel secondo semestre 2025 nell'ambito delle esenzioni dalle misure di salvaguardia — spedizioni ora esposte all'incertezza logistica.
Immagine: worldsteel
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