Taglio a CO2, Bruxelles pronta ad innalzarlo al 30%
Taglio a CO2, Bruxelles pronta ad innalzarlo al 30%
L’Unione europea sarebbe pronta ad innalzare il proprio target di riduzione delle emissioni climalteranti dall’attuale 20 per cento al 30 per cento entro il 2020 (rispetto al 1990). La proposta sarà presentata mercoledì – scrive Euractiv – in un rapporto della Commissione europea in cui Bruxelles porterà le stime sull’impatto dell’innalzamento dei limiti ai gas serra. Il nuovo obiettivo sarebbe introdotto allo scopo di riconquistare la guida dei negoziati climatici internazionali, dopo la battuta d’arresto causata dal “flop” della conferenza di dicembre scorso a Copenaghen. Secondo l’ultima bozza del rapporto ottenuta da Euractiv, la recessione, determinando un calo della produttività e dunque delle emissioni, nonché del prezzo della tonnellata di CO2, avrebbe ridotto il rischio di “carbon leakage” (la delocalizzazione cioè della produzione delle imprese europee in paesi con limiti meno severi alle emissioni) anche in caso di innalzamento del target di riduzione. L’adozione di quest’ultimo, oltre a convincere paesi riluttanti come Cina e India ad accettare una strategia internazionale con limiti vincolanti, fornirebbe all’Europa uno strumento prezioso per la propria competitività nella rivoluzione “verde” globale, un fenomeno cruciale non solo per la salvaguardia del pianeta ma anche per assicurarsi la leadership economica negli anni a venire e in grado di risolvere il problema della perdita dei posti di lavoro. Rispondendo alle preoccupazioni espresse dai comparti industriali europei più energivori, in testa quello siderurgico rappresentato da Eurofer, il commissario europeo per il Clima, Connie Hedegaard, ha precisato che nessuna decisione sarà presa a breve. La strategia della Commissione europea sul clima dovrà infatti essere approvata dagli Stati membri Ue e poi dal Parlamento europeo. Un appuntamento importante in questo iter delicato sarà il prossimo summit dei capi di Stato e di governo Ue che si terrà il prossimo 17 giugno. Questi settori continueranno inoltre a essere tutelati con assegnazioni gratuite di quote di CO2, ma potranno beneficiare (in caso di sforamento dei limiti) anche di un prezzo basso della tonnellata di CO2.
Per Hedegaard un maggiore sforzo nella riduzione dei gas serra significa scommettere nell’economia verde del futuro. Del resto su questa strada si stanno muovendo le principali economie mondiali e in testa quelle emergenti. Lo dimostrano i numeri dei pacchetti di misure per la ripresa economica assunti da Cina, Usa e Corea del Sud: “Pechino ha il maggiore programma di investimento, circa 230 miliardi di dollari, mentre gli Usa investiranno qualcosa come 80 miliardi di dollari in energia pulita. Al contrario, l'Ue e i maggiori Stati membri investono solo 25 miliardi di euro”, ha sottolineato Hedegaard. Dai risultati preliminari dello studio emerge che arrivare ad un obiettivo del 30 per cento di taglio delle emissioni è “tecnicamente fattibile e economicamente possibile”. La stima è che una riduzione del 30 per cento delle emissioni al 2020 costi circa 81 miliardi di euro all’economia europea, cioè lo 0,54 per cento del Pil. Si tratta di circa 11 miliardi di euro in più rispetto alla spesa prevista due anni fa per il target del 20 per cento.
