L’acciaio europeo alla prova dell’Industrial Accelerator Act

Il 4 marzo la Commissione europea ha pubblicato l’Industrial Accelerator Act (IAA), la proposta di regolamento con cui Bruxelles punta a rilanciare la manifattura europea — e contrastare la deindustrializzazione — coniugando competitività e decarbonizzazione. Per la siderurgia e la lavorazione dei metalli la posta è alta, e le reazioni del settore oscillano tra cauto ottimismo e preoccupazioni concrete.
Lead markets e domanda pubblica di acciaio low-carbon
Al centro del provvedimento ci sono i cosiddetti “lead markets”: la spesa pubblica dovrà orientarsi verso materiali a basse emissioni, con una quota minima di acciaio low-carbon negli appalti pubblici e nelle altre forme di sostegno pubblico. La proposta introduce anche uno sportello unico digitale per le autorizzazioni e le “Industrial Acceleration Areas”, dove i progetti strategici potranno beneficiare di procedure più rapide.
La novità politica è il rafforzamento della preferenza europea negli acquisti pubblici. Tuttavia proprio su questo punto si concentrano molte critiche. Nel testo attuale, infatti, per l’acciaio il requisito riguarda solo le basse emissioni e non l’origine europea del prodotto. La proposta prevede che negli appalti pubblici almeno il 25% dell’acciaio utilizzato sia low-carbon. Secondo il settore, però, l’impatto sarebbe limitato e inciderebbe per meno del 5% del mercato siderurgico totale.
Le critiche dell’industria siderurgica
Eurofer, l’associazione europea delle acciaierie, chiede quindi una definizione chiara di “Made in Europe” basata sul luogo di fusione e colata dell’acciaio — il criterio melt-and-pour — e non sulla nazionalità dell’azienda. La confederazione imprenditoriale BusinessEurope avverte che la proposta “può creare nuovi problemi se non ben bilanciata”, mentre l’associazione delle camere di commercio Eurochambres — pur accogliendo con favore l'impianto complessivo — mette in guardia sui criteri "Made in Europe" negli appalti."Devono essere chiari e proporzionati, soprattutto per le PMI", avverte il presidente Dlouhý, altrimenti rischiano di tradursi in nuovi oneri per le imprese già gravate da energia cara e mercato unico frammentato.
Energia e competitività: la posizione italiana
Sul fronte italiano la produzione siderurgica mostra segnali di tenuta — a gennaio 2026 ha raggiunto 1,7 milioni di tonnellate, +1,6% sul 2025 — ma il settore resta sotto pressione per i costi energetici e la concorrenza extraeuropea. Non sorprende quindi che le reazioni della siderurgia italiana alla proposta IAA siano critiche.
Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, definisce il provvedimento "un'ennesima occasione mancata per rafforzare la competitività della siderurgia europea." Il punto più contestato è lo stesso sollevato da Eurofer: l'assenza di criteri "Made in Europe" per l'acciaio, previsti invece per alluminio e cemento. La Commissione giustifica l'esclusione con le nuove misure di difesa commerciale post-salvaguardia, ma per Federacciai si tratta di strumenti con finalità diverse, che non possono sostituire misure specifiche a sostegno delle produzioni strategiche.
Gozzi segnala anche l'indebolimento delle norme sul rottame ferroso — risorsa chiave per la circolarità — rispetto alle prime bozze, e chiede che la metodologia per classificare l'acciaio low-carbon si basi esclusivamente sulla carbon footprint di prodotto, senza meccanismi come la "sliding scale" del rottame, che penalizzerebbero i forni elettrici, tra i processi più efficienti sul piano ambientale.
La proposta è ora all’inizio del suo iter legislativo: dovrà passare al vaglio di Consiglio e Parlamento europeo, due passaggi tutt’altro che scontati. È in quella sede che si capirà se le richieste del settore troveranno ascolto.
Immagine di fanjianhua - Freepik
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